Baco

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Il cielo si è trasformato in un mare rabbioso che inonda la terra con un acquazzone fortissimo. La fanghiglia invade l’asfalto con la stessa prepotenza con la quale pensieri pesanti si fanno spazio nella mente della madre del protagonista di questa storia: un bambino di dieci anni, iperattivo e sordo. Il diluvio non consente di vedere a un palmo dal naso e nell’allevamento di polli della sua famiglia si ha l’impressione di essere in piena balia di una cascata fatta di acqua gelata che sembra voler sfondare il tetto di lamiera. Il bambino riesce a percepire l’irruenza dell’acqua contro le pareti pur non udendolo. Il rumore della tempesta gli risale lungo le gambe e la spina dorsale fino a comprimergli il cervello. Senza contare le reazioni che la tempesta scatena nei suoi familiari: invece di parlare, infatti, tutti gridano...

È questo l’efficace e ritmato incipit di Baco, romanzo di Giacomo Sartori che con potenza e sensibilità racconta la storia di un bambino di dieci anni sordo che si ritrova a dettare lettere a una logopedista, lettere rivolte a sua madre rimasta in coma a seguito di un incidente stradale. Nelle pagine di questa storia si susseguono avvenimenti, riflessioni, piccoli sprazzi di luce che scaldano il cuore del lettore e commuovono per la forza della storia narrata. L’immedesimazione col giovane protagonista è immediata e completa. Non si può, infatti, fare a meno di sentirsi partecipi del destino del protagonista alle prese con una madre che è ormai in un altrove insondabile, con un padre troppo giovane per essere davvero in grado di occuparsi di lui, con un nonno che alleva bruchi e con un fratello dotato di un’intelligenza superiore alla media. Questa storia racconta la fatica di sentirsi completi che fa parte di ogni essere umano, l’importanza del linguaggio e della comunicazione quale collante che tiene in piedi una famiglia e una società, personaggi marginali che corrono ai bordi dell’esistenza e affrontano fino in fondo il proprio destino senza arrendersi e, anzi, covando un profondo desiderio di riscossa. Baco racconta la difficoltà di farsi comprendere realmente anche da chi ci sta più vicino, la fatica di stare al mondo e di riuscire a viverlo fino in fondo, affrontando ogni giorno il peso di una menomazione sensoriale spesso non capita dall’esterno. Ma è anche la metafora di un mondo che troppe volte si chiude in se stesso per paura di esporsi troppo alla fragilità e all’imperfezione umana, la metafora di una battaglia che va compiuta perché da essa dipende il posto che ognuno di noi riuscirà a scolpirsi nell’esistenza. Questa storia offre un punto di vista privilegiato sul mondo e sull’uomo emozionando per la forza della sua scrittura e la lucentezza delle immagini dipinte. L’autore possiede e padroneggia con sapienza una scrittura limpida e lineare che sfreccia veloce e sostiene un’impalcatura narrativa poderosa e perfettamente orchestrata. Le parole diventano piccoli mattoncini di una costruzione regale ma senza ridondanze che sa guardare al cuore pulsante delle cose, siano esse il la funzione del linguaggio nell’età moderna, la tecnologia, gli affetti. Un romanzo che affascina e commuove.



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