Bagliori fatui

Bagliori fatui
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Per essersi fatto cucire un abito così giovanile deve avere ancora tanta voglia di vivere… Sui sedili posteriori dell’automobile la madre, abito rosa pallido appena comprato, e la zia, cappello di paglia ornato da un nastro azzurro, si chiedono se hanno preso tutto… Continuando a coccolare un pomodoro l’uomo ricorda all’altro di fargli la cortesia di imbucargli la lettera… Inizia invece a rendersi conto meglio della povertà oltre ogni immaginazione della zona. Le donne spesso sposano uomini che poi vanno via per lavoro e non si vedono per due o tre anni. Qualcuno scompare senza aver mai spedito un soldo a casa. I figli, una volta finite le scuole, vanno in città a lavorare, si fanno una famiglia lì e, come si suol dire, chi s’è visto s’è visto. A Sosogi in particolare, più che altrove, da quando la pesca non frutta tanto, di solito gli unici che si vedono passeggiare in giro sono vecchi e bambini. La situazione è un po’ cambiata con il boom del turismo. La penisola di Noto, infatti, specialmente durante la buona stagione, attrae numerosi visitatori. Capitano periodi in cui alberghi e pensioni sono pieni, e così la gente del luogo ha iniziato ad affittare dei posti letto. Gli impiegati e gli studenti che arrivano qui dalle grandi città per qualche giorno in realtà preferiscono addirittura agli hotel le camere delle case del luogo. Molti hanno fatto delle migliorie in casa, soprattutto per quel che riguarda i servizi igienici, e si sono messi in affari…

Il Giappone è un paese affascinante e ricchissimo. In primo luogo di grandi contraddizioni. Che emergono in maniera inequivocabile dalla prosa scabra e al tempo stesso raffinatissima di questa raccolta di racconti in cui il quadro della società che si desume è incredibilmente ricco di sfumature e riesce a coprire tutta la gamma possibile delle sensazioni. È una nazione che si è tuffata a capofitto da decenni nella modernità, dove viene prodotta la più straordinaria e avveniristica tecnologia, eppure conserva un impero e delle tradizioni millenarie che allo sguardo occidentale appaiono anacronistiche e incomprensibili, figlie di una cultura lontana e complicata come la scrittura, che non per lettere procede, ma per ideogrammi, sintesi di immagini, tratti e suoni, come a voler penetrare la complessità ingannevole e mai del tutto conoscibile del reale. La vita e la morte camminano a braccetto nelle pieghe di questa narrativa assai minuziosa, dal taglio cinematografico (non è un caso che 22 anni fa da Bagliori fatui, storia del suicidio apparentemente immotivato del marito di una giovane donna e madre, Hirokazu Kore’eda, cineasta di chiara fama, acuto indagatore di temi come la memoria, i legami e il lutto, abbia tratto quello che all’epoca era il suo lungometraggio d’esordio, vincitore del premio per la miglior regia a Venezia, Maborosi) e profondamente empatica, rivolta verso il sociale, in particolare nei riguardi della crisi di una classe operaia smarrita e quasi dimenticata sullo sfondo della variegata regione di Osaka.



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