Ballando al buio

Ballando al buio

Norvegia, 1986. Ultimato il liceo nella cittadina di Kristiansand, un appena diciottenne Karl Ove parte alla volta di Håfjord, un piccolo villaggio di pescatori nell’estremo Nord della Norvegia, per ricoprire il ruolo di responsabile di una classe nella scuola locale. Ma non è la carriera di insegnante che gli interessa, quanto piuttosto la possibilità di racimolare dei soldi che gli permettano di diventare uno scrittore. Il piccolo paese è incastonato in un fiordo, la natura è incantevole anche se selvaggia e il luogo isolato. Dopo un primo periodo di adattamento, tutto sembra scorrere tranquillamente. I lunghi periodi di buio assecondano la sua passione per la musica e le storie escono facilmente dalle sue dita, riversandosi dalla macchina da scrivere al foglio di carta. Ma, col passare del tempo, il clima rigido, la scarsità di luce e l’isolamento di Håfjord fanno venire a galla gli scheletri di Karl Ove: la sua fragilità e le sue turbe sessuali, gli abusi di droga e alcol, il suo carattere dalle molte sfaccettature inconciliabili e con esso il ricordo delle giovinezza scapestrata degli anni passati al liceo, nonché i difficili rapporti con un padre allontanatosi dalla famiglia e violento. In Karl Ove torna l’insofferenza che lo aveva sempre accompagnato, i sogni erotici si fanno pulsioni che non si possono trattenere, ma le delusioni amorose sono dietro l’angolo. Il piccolo paese lontano dalle città è un microcosmo lontano dal resto del mondo, dove tutti si conoscono ma dove isolarsi è paradossalmente impossibile…

Nuovo capitolo del monumentale ciclo di sei volumi intitolato La mia battaglia in corso di pubblicazione per Feltrinelli, Ballando al buio ripercorre gli anni più irrequieti di Karl Ove Knausgård, durante i quali le parole sono simili all’animo dell’autore e alla mano che le scrive. I racconti che il diciottenne scrive sono formati da frasi febbricitanti, costellati di immagini cupe che Knausgård cerca di accostare al postmodernismo dello scrittore Jan Kjærstad, imitandolo malamente. La ricerca ossessiva di una propria voce, che comunque ricordi quella rigogliosa di Gabriel García Marquez, si riversa però anche nella vita del giovane diciottenne. Se nel precedente Un uomo innamorato si poteva parlare di romanzo di formazione di uno scrittore, qui a formarsi è la personalità di Karl Ove. Le lacune caratteriali vengono colmate con le esperienze e la transumanza delle emozioni dalla testa al racconto, e quindi alla scrittura, prende il via, seppure con sofferenza. Questa saga biografica, che nel complesso raduna più di 3500 pagine, ha consacrato definitivamente Karl Ove Knausgård come scrittore di culto in patria e all’estero, convincendo persino l’ostico lettore statunitense. Qual è il segreto di questo successo? Forse ha a che fare con l’onestà, con qualche cosa che riguarda l’intimità dello scrittore che è anche e prima di tutto uomo e padre di famiglia. La mia battaglia è un titolo emblematico: una battaglia tra i doveri coniugali e genitoriali e la voracità di una scrittura che richiede attenzioni. La vita dello scrittore, in questi sei tomi è messa a nudo ed è ciò che il lettore, leggendo queste pagine, sente e tocca con mano.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER