Bambole viventi

Bambole viventi
Le donne guadagnano meno, gli uomini hanno più potere, le donne si sobbarcano più incombenze domestiche, gli uomini godono di uno status migliore. Si può fare qualcosa in nome della tanto auspicata parità? Allo stato dei fatti, sembrerebbe di no, dal momento che la disuguaglianza tra uomini e donne è una questione naturale, che si può spiegare ricorrendo alle teorie sulla diversità genetica e sul corredo ormonale. Il determinismo biologico del XXI secolo è la causa prima che contribuisce a rafforzare gli stereotipi e i modelli entro i quali le donne sono costantemente ingabbiate. Avrete in fondo tutti sentito parlare di maschi razionali, dalle menti matematiche e di femmine impulsive, dal cervello limitato, di machi forzuti e potenti e di gentili e fragili donzelle… Immagini apparentemente innocue, a cui ne seguono altre, a ruota, che influenzano pesantemente la vita, i comportamenti di ciascun individuo, al punto da plasmarne l’intera esistenza. Oggi si inneggia a una rinnovata emancipazione femminile, si parla di empowerment e di libertà di scelta, quando le donne raggiungono il successo attraverso l’uso del proprio corpo (mostrandolo, vendendolo agli sguardi e al desiderio altrui). D’altra parte, chi le costringe a denudarsi in tv, nei locali hot, sulle riviste? Ma siamo davvero sicuri che dietro questa ostentazione di ipersessualità non ci sia invece che una nuova frontiera del femminismo, un restringimento del ruolo delle donne nella società, sotto il plagio delle false apparenze e il ritorno puntuale degli antichissimi cliché? Se la massima aspirazione di moltissime ragazze è diventata quella di partecipare a un reality-show o danzare discinte in banali programmi, forse bisognerebbe cominciare a pensare che le alternative prospettate siano per loro alquanto limitate, fortemente ostacolate. Meglio essere bambole, allora. E sopravvivere come si può...
In 342 pagine fitte Natasha Walter, affermata giornalista inglese e voce autorevole del femminismo britannico degli ultimi dieci anni, ci accompagna alla scoperta delle frontiere del nuovo sessismo nel III millennio, addentrandoci nelle forme ambigue e pericolose della discriminazione femminile. A caratterizzare il saggio, l’attendibilità delle fonti, una interessante sitografia, l’esperienza diretta dell’autrice e una grande capacità di equilibrio nell’argomentare i singoli capitoli. Il libro ha venduto oltre 20.000 copie nell'ultimo anno in America, Spagna, Danimarca, Croazia e Germania. In Italia è arrivato da qualche mese. Speriamo che a leggerlo siano in tante. E in tanti.  

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