Banche e crisi

Banche e crisi
L’analisi condotta sulle pagine dei “Quaderni Piacentini” della grave crisi economica del 1973, innescata dalla decisione politica dei principali paesi produttori di petrolio di costituire un cartello unitario, trovarono in quegli anni pregnante ispirazione negli scritti di Karl Marx. In particolare in alcuni articoli che il filosofo tedesco aveva redatto sul New York Daily Tribune verso la metà dell’Ottocento, a proposito della lotta di classe in atto in Francia. Così come le teorie esposte nel terzo libro del Capitale, su un credito che si fa leva principale dell’eccesso di produzione e di speculazione, consentono oggi di decodificare la transizione in atto verso una nuova versione del sistema capitalistico e di rivelare sorprendenti analogie con il presente. A partire dagli effetti che le insolvenze nel settore dei mutui statunitensi ad alto rischio hanno causato sui mercati finanziari di tutto il mondo fino alla condizione di gravosa sofferenza in cui versano le compagnie marittime strette nella morsa tra pesanti debiti e il crollo del valore dei noli…
Sergio Bologna, autore di opere fondamentali dedicate alla storia del movimento operaio e massimo specialista del settore dei trasporti e dei problemi marittimo-portuali, con questa raccolta di articoli e studi redatti nell’arco di quarant’anni, esamina le dinamiche perverse che l’uso sproporzionato del credito esercitano sul carattere antagonistico della produzione capitalistica. Con esemplare lucidità e autorevolezza le sue analisi si soffermano a descrivere, nel costante rimando a una rilettura attenta delle tesi dell’autore del Capitale, le cause dello shock petrolifero del 1973 e della crisi economica avviata dalla speculazione americana nel 2008. Per prolungarsi, nella seconda parte del volume, in uno studio dettagliato ed esauriente sulle paradossali incongruenze della condizione del settore del trasporto marittimo. In cui, anche in questo caso, il credito spinge gli armatori a contrarre ingenti indebitamenti per acquistare navi sempre più grandi a dispetto di un mercato sempre più depresso.

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