Basta poco per sentirsi soli

Basta poco per sentirsi soli

Il ritardo non è da tutti riconosciuto, anzi proprio in questi casi è sinonimo di maleducazione e di mancanza di rispetto nei confronti degli altri e del loro tempo che viene considerato “spazzatura”... Non si regalano più fiori e quando arrivò con un mazzo, di gusto squisito, quasi le cadde dalle mani, dalla celerità con cui glielo aveva consegnato. Pensava al suicidio, ma ormai ci pensavano in molti e tutti glielo andavano a raccontare... Di mattina no, non poteva discutere di romanzi, al massimo poteva sbrigare qualche faccenda di ordinaria amministrazione, ma non certo avere un colloquio tutt’altro che facile, ma lo scrittore era già arrivato. Lo vide dal balcone. Aveva qualcosa in mano, una cesta, dalla quale, non appena entrò in casa, uscì Carolina. Ci mancava anche il gatto... Chi pensa che lavorando in casa trova la tranquillità necessaria per svolgere il proprio lavoro non ha fatto i conti con il telefono, un continuo incessante susseguirsi di squilli tra chi sbaglia numero, chi non ha nulla da fare e pensa di fare due chiacchiere, chi esordisce con un: “Disturbo?” che fa saltare i nervi... L’incontro con due critici letterari per parlare di un premio e un candidato non è facile da gestire: a seconda di chi arriva prima è d’obbligo essere messi in guardia sull’altro e poi cominciano a “sparire” i Campari. Nel frattempo anche il secondo critico arriva con due bottiglie e siamo alle solite con “Ma io non ti ho portato niente, faccio sempre la figura dell’avaro”. E intanto si passa al whisky...

“Ci sono libri troppo importanti per starsene solo nelle biblioteche”, dichiara l’editore Papero, spiegando la nascita della collana “Sorelle d'Italia” di cui questo libro di Grazia Cherchi fa parte. Edito nel 1986 e poi di nuovo nel 1991, il libro in realtà sembra proprio non passare mai di moda, riportando una realtà che continua a essere immutata nel tempo. Nei racconti che vi sono contenuti c’è una certa predilezione verso gli atteggiamenti quasi maniacali degli scrittori o presunti tali, perché, in fondo, i “difetti” raccontati sono più che altro dell'umanità, della direzione che sta prendendo da qualche decennio a questa parte. Un genere umano volto all’improperio e alla parolaccia come intercalare, tanto che viene da sorridere (amaramente) a quel “Vecchio infatuato e malvissuto” che appare così tanto dotto, ma desueto, in risposta alla maleducazione di un vecchio incontrato sui mezzi pubblici. Una lettura che va vissuta con molta attenzione, perché vi si riconoscono molte delle persone che incrociamo ogni giorno per le nostre strade. E poi ci sono gli scrittori (parola generica che intende ogni essere umano, anche quelli non propriamente avvezzi a tenere la penna in mano): oggi scrivono tutti e tutti sono del parere di aver scritto il romanzo del secolo. Dal medico di famiglia all’edicolante sotto casa, dall’amico dell’amico dell’amico di... al personaggio di turno: devono esserci cassetti pieni di fogli stampati e siccome, come dicono a Napoli: “Ogne scarrafone è bell’a mamma soja”, tutti sono convinti che devi leggerlo e soprattutto che è dovere sacrosanto dell’editore stampare e pubblicare tali nuove “bibbie”.



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