Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria
Di ogni film di Quentin Tarantino si parla e straparla finchè sia critica che pubblico arrivano ad esserne disgustati. Di “Bastardi senza gloria” si è scritto, se possibile, ancora di più. Perché il cineasta di Knoxville ha steso e rielaborato soggetto e sceneggiatura del film decine di volte, perché prima ha dichiarato di stare girando un vero e proprio remake di “Quel maledetto treno blindato” di Castellari e poi ha smentito dicendo di aver tenuto del film italiano che tanto ama, solamente il titolo e qualche atmosfera ed idea interessante. Poi finalmente ha dato una svolta a tutto il chiacchiericcio che nel frattempo era montato, rendendo disponibile in rete, nell’estate del 2008, la sceneggiatura che avrebbe poi composto l’implacatura definitiva di “Bastardi senza gloria”. Questa infinita epopea che ha preceduto l’uscita del film di Tarantino non lasciava presagire nulla di buono, specialmente ai suoi fan della prima ora, infastiditi dal comportamento di uno dei più brillanti geni del cinema degli ultimi vent’anni, trasformatosi con i suoi ultimi lavori da “re del cinema” a “re del marketing”. Puntualmente, già all’anteprima di Cannes, Tarantino smentisce i suoi detrattori ed esalta i suoi sostenitori. “Bastardi senza gloria” non è semplicemente un vero e proprio ritorno per Tarantino, è il ritorno al cinema scritto, all’attenzione alla sceneggiatura, alla caratterizzazione dei personaggi, al taglio psicologico, che hanno fatto de “Le Iene”, “Pulp Fiction” e “Jackie Brown” tre stupende storie raccontate per immagini. Il tempo del gioco fine a sé stesso è finito anche per il regista statunitense. La necessità di ritornare ai contenuti, ricominciare a legare ad una forma sempre impeccabile un plot solido e di relegare in secondo piano l’infinito gioco di citazioni che aveva ormai tipizzato il cinema di Tarantino, serpeggiava nell’aria. Bastava coglierla...
Il ritorno al cinema come “scrittura”, giustifica quindi ampiamente l’uscita di un volume come questo che racchiude la sceneggiatura originale di "Bastardi senza gloria". Il libro, in poco meno di duecento pagine, riporta scena per scena il film come lo abbiamo visto al cinema, fornendo al lettore la prova ulteriore del talento del regista di "Kill Bill": il gap tra parola scritta ed effetto su grande schermo è qui più profondo che in qualsiasi altro raffronto tra la sceneggiatura ed il film che ne nasce. Questo libro quindi non è semplicemente una sceneggiatura rilegata, ma la prova lampante di come un uomo possa plasmare la parola scritta e farne un film tanto potente. Bompiani riserva un'attenzione particolare alla grafica e all'estetica del volume, impreziosendone ulteriormente la copertina con una fascetta trasparente che riporta una mini introduzione di Enrico Ghezzi all'universo Tarantino. Solo per fan sfegatati? Forse.

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