Bastogne

Bastogne
"Cinquanta minuti di delirio rumoristico in solitaria à la Devo più MC5 più New York Dolls più Lounge Lizards più Killing Joke più Black Flag più Iggy più Stray Cats più Nikka Costa, vaffanculo". Nizza (o forse Bologna), 1983. La vita di Ermanno Claypool viene sconvolta dal ritorno in città di suo cugino Jerry Claypool, compagno di avventure sin dall'infanzia e da anni modello di vita sregolata per Ermanno, che - ancora teenager - divorava le sue periodiche lettere nelle quali il cugino gli raccontava le sue bravate selvagge. I due, entrambi figli di genitori ricchi separati e distratti, danno inizio a una convivenza e a un'amicizia sempre più sfrenate, tra droga, sesso, party, risse e musica punk-new wave a palla. Eccesso dopo eccesso però nelle loro scorribande inizia a fare capolino la violenza, quella cupa, profonda, quella senza ritorno...
L'opera seconda del giovane autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, vero caso letterario dell'alba degli anni '90, ha avuto lo stesso triste destino di tante opere seconde, in letteratura e in musica: accuse di clonare una ricetta collaudata, vendite travolgenti ma più di rimbalzo, più per inerzia che per altro, critiche poco generose se non apertamente ostili (vendi più di 100.000 copie e puoi dare addio al 75% dei critici: in Italia è una legge), sostanziale apatia dei lettori. Tutto molto prevedibile, tutto molto triste, tutto molto ingiusto. Soprattutto in questo caso, perché Bastogne è un trip potente, un'escursione da incubo sul lato oscuro della Forza, una sorta di pogo sanguinario che tutto travolge e sbriciola. Ma non è l'istinto a guidare tanta violenza, bensì la feroce, cupa regia di una penna innovativa, che fa scempio degli schemi classici del linguaggio e della narrazione, li disossa, mette a nudo sorprendenti neologismi, forgia strutture di metallo urlante e le doma. Funzionale a tale massacro, il consueto gusto pop per il citazionismo: il titolo è ispirato alla cittadina belga teatro di una delle ultime e più sanguinose battaglie della II Guerra Mondiale ("È il simbolo dell’ultimo disperato attacco, l’ultima controffensiva eroica dei tedeschi condannati alla sconfitta", spiegava nel 1996 un quasi imberbe Brizzi in un'intervista all'inviata de La Repubblica), e molti nomi o cognomi dei personaggi sono mutuati dal mondo del rock, del punk e della new wave.

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