Batte il mio cuore

Batte il mio cuore
Disporsi all'eros e, aggiungendo bellezza, preparandosi ai benefici, accantonare per un attimo l'idea d'amore giudicata solo poco prima. Pronti a sentir battere il cuore? «Così parlò, e a lei di colpo si sciolsero le ginocchia ed il cuore [...]. Così disse, e a lui venne più grande la voglia del pianto; piangeva, tenendosi stretta la sposa dolce al cuore, fedele». (Omero, Odissea, XXIII, 205-232). Certo che sì, intimando l'alt alla modernità, le cose amorose sembrerebbero andar bene e il mondo greco-romano perfettamente suscettibile di non esser considerato prosaico ne rappresenterebbe l'elevazione. Non vi pare, però, di esservi fatti soggiogare da tanta fedeltà “penelopiana”? L'amore non sempre si conosceva e percepiva come tale; l'eros non esclude niente da se stesso e realizzandolo scorgerete antiche debolezze e remissioni, gelosie, tradimenti e abbandoni. Quasi non riuscite a crederlo? Solo vorreste capire meglio? Quando si ha a che fare con tradizioni come queste, della grandezza che intimorisce, ma anche dello splendore che abbaglia, la verità si presta a interpretazioni e sviluppi, e senza dubbio anche i segreti ne risentono...
Ecco dunque prender corpo l'idea di un saggio sull'eros e sulla sua sorgente letteraria e filosofica, grazie all'attualizzazione dell'intima interiorità greco-romana, offrendo non solo una via di accesso al mondo classico, ma riproponendo anche il fondamento dell'odierno discorrere sull'amore, da collegarsi ai tratti fondamentali delle diverse rappresentazioni dell'eros scelte da Martino Menghi. Un libro, dunque, nel quale le passioni omeriche trovano posto accanto alle riflessioni, che ammettono la passione erotica e che rispecchiano, esse stesse, il controllo delle pulsioni. Coesistenze audaci, influenti, che non possono non rispondere alle teorie platoniche. Ma si pensi anche alle interpretazioni mediche, qui opportunamente discusse, a quel sempre più profondo analizzare patologie e benefici dell'attività erotica. Le antiche raccomandazioni di filosofi e medici, insomma, depositarie di accese istanze di verità, non finiscono di stupirci. «Con la nostra cultura, i nostri valori e pregiudizi, ci crediamo [...]», davvero, «tanto lontani da quella realtà»?

 

 

 

 
 
 
 
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