Beate noi

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Eva ha dodici anni e vive con sua madre. La domenica suo padre le porta sempre una tavoletta di cioccolato Hershey e dopo cena la mette a letto cantando I wish I could shimmy like my sister Kate. Il lunedì mattina però non lo trova mai e lo aspetta fino alla domenica successiva. Finché un giorno scopre il motivo di tutte quelle assenze: “Tuo padre vuole più bene a noi, ma ha un’altra famiglia, una moglie e una ragazzina un po’ più grande di te”. È Iris, la sua sorellastra di sedici anni bella come una star del cinema. Entrambe orfane di madre, si ritrovano a vivere improvvisamente sotto lo stesso tetto, costrette a prendersi cura di un padre non proprio modello. Poi una notte Iris prepara le borse, ci infila i suoi abiti migliori, i trucchi e lo stretto necessario per Eva e insieme fuggono da quella piccola città dell’Ohio verso la California. Certo si possono sbagliare, ma pensano che tutto sia meraviglioso. In fondo è il 1940 e sono a Hollywood…

 

 

Penetrante, ironica, acuta: quella di Amy Bloom non è certo una scrittura convenzionale. Alcune delle scene descritte sono di una bellezza pungente e il piacere di leggere non è dato solo dalla capacità descrittiva: la Bloom ci chiede di stare al passo con lei. Beate noi è un viaggio picaresco che attraversa un decennio di storia americana ed europea durante la Seconda guerra mondiale. Ma non c’è tragedia in questo libro che non si possa affrontare con fiducia, come se realtà e sogno si unissero per dare vita a quel American Dream che infonde coraggio e speranza. Ed è il contatto fra verità e illusione a generare l’effetto farsesco che fa sorridere il lettore se resta consapevole di assistere a una commedia, un’imitazione della vita. La storia si svolge fra il 1939 e il 1949, sullo sfondo ci sono Hollywood, gli Studios e la guerra appena percepita. A dar corso agli eventi l’amore fra due sorellastre, quella intelligente, Eva, e quella audace e bella, Iris. Non c’è un personaggio migliore di un altro, tutti usano l’inganno per sopravvivere, tutti hanno segreti da nascondere, perché in un decennio di guerra “chiunque può essere chiunque”. Per poi ritornare se stesso. E così il lieto fine non è scontato, tutti i personaggi scelgono di riscattarsi, perché come dice Frank Sinatra in una delle canzoni citate nel libro: “afferra la tua giacca ed acchiappa il tuo cappello/ lascia le preoccupazioni sulla soglia/ dirigi i tuoi passi verso il lato soleggiato della via” (On the sunny side of the street).



 

 

 

 
 
 
 

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