Beautiful losers

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Due vite parallele. Un uomo è ossessionato dalla morte di sua moglie Edith, suicidatasi nel pozzo di un ascensore, e dal rapporto intellettuale e sessuale con F., un bizzarro personaggio (che si scoprirà poi essere anche l'ex amante della moglie), che lo guida come un perverso Virgilio alla scoperta del vero volto della realtà. Catherine Tekakwitha, una giovanissima nativa americana della tribù degli Irochesi, si converte al cristianesimo nel XVII secolo, fa voto di castità e vive una vita di stenti, privazioni e penitenza, fino a diventare oggetto di culto e venerazione dopo la sua morte...
Questo non è "solo" un libro: è un incantesimo, un rituale sciamanico, una messa, un sabba. O se volete, a dar retta al suo autore, è "un colpo di sole": Cohen infatti ha raccontato in una recente intervista di aver scritto il suo secondo romanzo nel giardino di una casetta di un'isola dell'Egeo, tra rocce e fiori di campo. Il sapore mistico e l'odore d'incenso non vengono solo dalla storia di Catherine Tekakwitha, bizzarro incrocio tra le cronache di estasi delle sante cristiane tutte digiuno e cintura penitenziaria (una fascia di cuoio con i chiodi all'interno che si stringeva in vita causando indicibili sofferenze), e i romanzi di James Fenimore Cooper, no. Vengono dalla simbologia capitalistica, dal clima di orgia, dalla decadenza dell'Impero fotografata con implacabile disperazione (e siamo nel 1963, non dimentichiamocelo) e celebrata in processione, tra canti, giubilo, perdita di conoscenza, tarantolati che urlano, vecchie che sgranano il rosario. La profezia travestita da poema travestito da romanzo di Cohen è pura bellezza, pura violenza, in un azzeccato mix tra sperimentalismo letterario e romanzo di formazione: passo dopo passo, rivelazione dopo rivelazione, l'anonimo protagonista (malgrado sia istintivo supporlo, l'autore ha sempre smentito che si trattasse di un personaggio autobiografico) si avvicina al cuore delle cose, ma come in tutte le Visioni si trova ad ogni fase del percorso iniziatico di fronte ad una realtà ancora più enigmatica e sfuggente. A donare ancor più fascino alla narrazione c'è la figura di Catherine Tekakwitha. Contrariamente alla Santa Rossa di steinbeckiana memoria, figura lontana ed idealizzata (e senza alcuna connessione con i pellerossa), la piccola indiana cicciotella di Cohen affonda le sue radici nella terra grassa e umida delle foreste del Canada, protagonista di un racconto che è più chiacchierata attorno al fuoco che agiografia e che quindi la rende umanissima e vicina. E' nata secondo la maggior parte delle fonti nel villaggio di Gandaouge nel 1656. Sua madre era una Algonchina catturata dagli Irochesi: il padre di Catherine la salvò da un triste destino, e lei in cambio gli diede il suo amore. Quando Catherine aveva circa quattro anni, i suoi genitori morirono di vaiolo, e la bambina fu adottata dai suoi zii. Il vaiolo aveva deturpato il suo volto e seriamente compromesso la sua vista. Nel 1667 la sua casa ospitò tre missionari gesuiti, che le trasmisero i rudimenti della fede cristiana, ma solo anni dopo la ragazza fu battezzata, da padre Jacques de Lamberville. Pur in età da marito, Catherine rifiutò sempre fermamente (e con grave pericolo per se stessa e la sua famiglia) le offerte di matrimonio e rimase vergine malgrado il clima culturale nel quale viveva incoraggiasse molto la promiscuità, e alla fine fu costretta a fuggire dal suo villaggio. Rifugiatasi a Caughnawaga, visse una vita talmente piena di privazioni e automortificazioni da suscitare la meraviglia e l'ammirazione dei cristiani che la conoscevano. Dopo la sua morte, nel 1680, divenne protagonista di un culto molto diffuso, tanto che nel 1980 Giovanni Paolo II l'ha beatificata. Beautiful losers è l'ultimo romanzo scritto da Leonard Cohen prima di intraprendere la carriera musicale, e ne è il perfetto prologo, sia per i temi affrontati (come non pensare alle liriche di brani come The Future) sia per il profluvio di slogan, versi travestiti da prosa, immagini allegoriche che lo infarciscono: è come se l'autore si fosse convinto che il medium perfetto per l'espressione del suo mondo interiore fosse la forma-canzone proprio dopo aver scritto la parola fine a questo romanzo. E in quel momento il mondo ha perso un grandissimo scrittore. Naturalmente, se questa recensione non apparisse su un sito che si occupa di libri, diremmo che il mondo ha guadagnato un grandissimo musicista. Poco male, sono vere entrambe le cose.

 

 

 

 
 
 
 
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