The Believer

The Believer

Avete presente quel “formidabile” genio di Dave Eggers? E avete presente quella splendida moglie che ha, con quel nome da fumetto, Vendela Vida? Ebbene, nel 2003 Dave, già sazio e soddisfatto dell’esperienza di McSweeney’s (rivista letteraria da lui fondata e diretta), decide di concepire insieme a Vendela un altro progetto, semi-mensile (10 numeri all’anno), prevalentemente letterario ma non solo. Scelgono di chiamarlo “The Believer” e, naturalmente, assomigliando molto a entrambi, è bellissimo. Colorato. E multiforme. Sì, perché i primi numeri di The Believer non parlano solo di libri, ma anche di attrezzi (il braccio prendi-cose), del ninja Ashida Kim, dell’ascesa, del successo e della rovinosa caduta di Werner Erhard, l’uomo che inventò l’industria del self-help, oltre ad accogliere contributi, saggi, e interviste tra (nel primo numero conversano tra loro Salman Rushdie e Terry Gilliam) e a menti famose (David Foster Wallace, George Saunders, David Byrne)...

Massimo Coppola per la “sua” ISBN, così come Minimum fax con McSweeney’s, ha personalmente scelto i contributi per il primo dei tre volumi dedicati a The Believer: chi ha avuto l’occasione di sfogliare la rivista originale ritroverà la familiare matita dell’illustratore Tony Millionaire, e lo “Schema”, inserto a 4 colori con diagrammi e flow-chart in libera associazione. Tutto immerso in un’atmosfera surreale eppure anche profondamente consapevole, come non potrebbe essere altrimenti, visto che parliamo dell’America post 11 settembre. Certo, quello che si perde un po’ nella strada per la traduzione e la confezione italiana del libro è la struttura della rivista, la sua “contemporaneità”, ed è molto diverso il peso, anche in quanto a godibilità, di un volume che vuole raccogliere “il meglio del meglio di”. Ma quello che rimane immutato, e che in questo primo volume emerge con giocosa responsabilità, è l’indole di quella parte dell’intellighenzia americana che sta dietro a The Believer. Quindi, piuttosto che niente, meglio piuttosto: leggiamo, godiamo e guardiamo, questa volta ammirati, perché, come dice Massimo Coppola, “nessuno, come gli americani, riesce a restare tanto concentrato quando di tratta di ‘fare sul serio’ con qualcosa”.



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