Belle anime porche

Belle anime porche

Terry Grisedu sulla carta sarebbe iscritta per la terza volta alla prima Ragioneria, ma in realtà è da parecchio che non la si vede presso l'istituto scolastico. Dopo sei giorni vissuti praticamente rinchiusa nella sua camera-tana di periferia, tra cicche di sigarette sparse ovunque, lenzuola lerce da mesi, vodka di pessima marca e fumo che inizia a scarseggiare, considera che forse sarebbe il caso di ritornare nel mondo. Così scende dal letto cercando di dare un senso e un'ordine a quelle inutili e ripetitive giornate. Ma sono già le nove ed è già un po' tardino per recarsi a scuola e poi, al solito, al cesso la fila è lunga. C'è Franco, detto scimmia, il compagno della madre – detta crapa - che sta pisciando, ovviamente con la porta spalancata, e ovviamente con la libido a mille nel mostrarglielo mentre se lo scrolla. Terry sa che non è la prima volta che ci prova e non sarà neanche l'ultima, ma se ne frega e poi quello se prova ad avvicinarsi glielo strappa a morsi come già ha tentato di fare a undici anni. C'è poi sua sorella – detta topa - pronta a riversare nel lavandino il frutto della sua bulimia, e infine c'è il suo fratellastro – detto caccola - un moccioso di undici anni già in crisi d'astinenza mattutina da erba. Insomma c'è tutto il cast di casa Grisedu già all'opera, come ogni mattina, per mettere in scena l'intero campionario di disgustosi orrori quotidiani. Inutile, pensa lei, sforzarsi di ricominciare proprio ora. Terry ha bisogno di altro, ha bisogno di aria, ha bisogno di autonomia, ha bisogno di iniziare a vivere. Così seduta a gambe larghe sul suo muretto preferito, tra un'auto titillamento e l'attesa di un qualcosa di più, si convince che l'unica soluzione forse sarebbe quella di scappare di casa per andarsi finalmente a sparare un po' di vita spericolata nelle vene, come da un po' le consiglia il suo mito Vasco. E di lì a poco l'occasione propizia non si farà certo attendere...
Opera prima per la trentenne scrittrice torinese, arrivata a Kowalski dopo che il suo Belle anime porche - inizialmente autoprodotto - ha vagato in tour per l'Italia per ben otto anni. E adesso persino la soddisfazione di vederlo ridotto in versione cinematografica, diretto dalla stessa poliedrica Francesca Ferrando – la cui culla artistica è pressutopia.org, un laboratorio a tutto tondo, on air 24/7. A dispetto delle apparenze tematiche – che, confesso, mi hanno fatto approcciare alla lettura con una certa diffidenza - nonostante l'eccentricità un po' naif dell'autrice – con tanto di benda sull'occhio à la Pete Burns di "You spin me round" e ciuffo di pelo occhieggiante sotto l'ascella, splendidamente esibiti in aletta di copertina, la Ferrando alla fine è riuscita a confezionare un prodotto davvero convincente, ben scritto e ottimamente girato. La trama - pur ricadendo nell'abusato romanzo di formazione - ha l'indubbio pregio di non ricalcare mai cliché abusati e sfumature da letteratura ggiovane. Il linguaggio sboccato, frenetico, delirante, a sua volta non abbocca mai ai facili ami stilistici ritriti dalla peggior narrativa (bad) teen. La sua Terry è un personaggio brutto, sgraziato, scorreggione, brontolone, pronto a tutti i tipi di umiliazione ed eccesso, pur di farsi sentire, ma riesce a conservare per tutto il delirante tragitto del suo personalissimo inferno, una dolcissima e quasi commovente umanità. In questo davvero la Ferrando è riuscita in un mini-miracolo. Restituirci una piccola e degenere figlia letteraria del grande Chinaski. Sarebbe piaciuta davvero al mitico zio Buk una nipotina come la Terry Grisedu, a cui, a quanto pare l'autrice, ha già deciso di dare un seguito per completare una sua personale trilogia catartica, che va dalla carnazza slabbrata della povera Terry, passando per la via dell'arte, impersonata da una rapper a cui sta già lavorando, fino a concludersi con la purificazione dell'anima, impersonata nientedimeno che da una sciamana. Nell'attesa, insomma, non ci resta che attendere.

Leggi l'intervista a Francesca Ferrando

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