Bellini e gli spiriti

Bellini e gli spiriti
Bellini è un detective paulista con il culto del sonno, del sesso e del blues. Stretto tra l’urgenza del piacere fugace ed occasionale e l’amore struggente per una donna, Cris, moglie, madre e anche un pò troia, Bellini ha anche una molto brasiliana inclinazione all’alcool oltre alla genetica tendenza a cacciarsi nei casini. Lavora per Dora Lobo, appassionata di musica classica che ha passato da tempo imprecisato l’età giovanile. Lo studio si occupa di scovare adultere e adulteri, coniugi levantini, a volte solo ossessionati dall’ombra del tradimento. La normale routine viene però spezzata - come le vacanze di Bellini - da un pacco senza mittente pieno di soldi e la richiesta di fare luce su un omicidio. Arlindo Galvet è invece un avvocato schivo, solo, burbero e totalmente astemio, dall'alcool e dal sesso. Un fervente spiritista e perverso collezionista di ritagli di giornale con un unico argomento: bimbi brasiliani morti in circostanze violente. Galvet ha anche un’altra, in verità forse l’unica, passione: la corsa. E proprio durante la corsa di San Silvestro, stramazza al suolo. Morto. Quello che è stato liquidato come un semplice attacco cardiaco non convince. C’è dell’altro che Bellini - scavando nel torbido passato delle figure che si muovono sullo sfondo di San Paolo e nella vita di Galvet - deve scoprire tra gloriose scopate, sottofondi blues, bettole, cinesi poco amichevoli e giapponesine amichevoli, fin troppo…
Bellini e gli spiriti è un frullato - un pò acidulo tendente all’amaro - di vita quotidiana consumata nella fetida, ingolfata e rumorosa San Paolo, scendendo nelle viscere più oscure dell’animo umano dove albergano le peggiori bassezze. Bellini, poi, è un personaggio non meno complesso e basso degli altri: assassini, mafiosi cinesi, ladruncoli, falsi benefattori. Non si sa dove posizionarlo nella sterminata galassia degli ispettori-detective-investigatori. Farebbe ribrezzo a Pepe Carvalho, per quel suo orribile, sbrigativo e tossico rapporto col cibo e farebbe girare i cabasisi a Montalbano per quella flemma languida con cui rifugge il movimento (a parte quello sessuale) impietosamente denunciata da una pancia molle, riempita perlopiù di birra e saké. Per quanto Tony Bellotto, classe 1960, con la serie dell’ispettore Bellini sia diventato lo scrittore brasiliano e latinoamericano di polizieschi di maggiore successo, Bellini e gli spiriti è il suo primo poliziesco pubblicato in Italia. La struttura del plot, molto pop e tutto sommato godibile, in alcuni punti sembra stentare; quando ci si aspetta di vedere sciolti alcuni nodi della trama ecco che invece si rimane sospesi, come se i punti di riferimento che ci eravamo dati crollassero improvvisamente. La prima parte del romanzo offre ottimi spunti perché il lettore si costruisca delle aspettative che però nel finale vengono deluse da una storia che sembra non decollare e da una conclusione, forse, troppo sbrigativa, come se Bellotto avesse avuto fretta. Peccato, perché l’intero impianto iniziale avrebbe meritato un’evoluzione migliore.

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