Benzine

Benzine

Luigi ha trentacinque anni e abita a Bagni di Tivoli, in provincia di Roma. È un pendolare e ogni giorno impiega circa mezz’ora per raggiungere la Capitale, dove sta cercando di terminare un dottorato di ricerca alla Sapienza. Nel frattempo si mantiene lavorando in call center, anche se vuole che non si sappia in giro, soprattutto perché non ci farebbe una bella figura all’interno del movimento studentesco di cui è figura di spicco. Ha pochi amici: Antonio, laureato in informatica, ha un negozio che gli ha aperto il padre, un magnate dei carburanti; Natalia, una ragazza russa che sta con Antonio e lo aiuta nelle aziende di famiglia; Verena, che abita alla Rustica e ha origini trentine. A volte con loro c’è anche Giusy, una del movimento studentesco che sembra avere un debole per Luigi, la cui esistenza sembra essere uguale a molti ragazzi della sua generazione, alle prese con mille attività e con nulla di concreto. Ma qualcosa sconvolge questo equilibrio precario. Prima Natalia scompare misteriosamente, poi Luigi fa una scoperta che rischia di mettere a repentaglio la sua stessa vita…

Benzine di Gino Pitaro, autore nato a Vibo Valentia e trapiantato a Roma, apre una finestra sul precariato, sulla periferia, sulla quotidianità, su una realtà frammentata in cui è difficile trovare punti fermi e si naviga a vista. Non vi sono certezze nella vita del protagonista Luigi, divisa tra pendolarismo, università e un lavoro come tanti, sottopagato e senza futuro. Un limbo sociale in cui si trova un’intera generazione, quella dei trentenni, alle prese con una società che chiude loro le porte, sottraendo ogni consapevolezza, ogni certezza. Non è un romanzo corale, Benzine; non ha una trama che lascia il segno né dialoghi degni di nota. Sta proprio qui la forza della scrittura di Pitaro: nel raccontare attraverso gli occhi del suo protagonista la normalità. Così il treno diventa occasione di riflessione; luogo in cui le culture s’incontrano e una fauna urbana eterogenea intreccia le proprie esistenze. In Benzine c’è poca azione: vincono la stasi, l’attesa, la descrizione, l’ironia a volte. Fino ad un finale che spiazza e , inavvertitamente, deflagra. E solo alla fine il lettore potrà capire la ragione di un titolo enigmatico, che appare su una copertina in cui Pier Paolo Pasolini, presenza celata e al contempo sempre viva nel romanzo, tiene in braccio se stesso.



 

 

 

 
 
 
 

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