Beppe Grillo

Beppe Grillo
3 marzo 1992, Teatro Smeraldo di Milano. Beppe Grillo manda affanculo i finanzieri che pochi giorni prima hanno multato un bambino di due anni, colpevole di avere ricevuto un cioccolatino in regalo senza scontrino fiscale. Tra il pubblico c’è un generale delle Fiamme gialle, e scatta la denuncia contro il comico, che poi è archiviata. È forse questo il primo dei molti “vaffanculo” famosi che il sessantenne attore genovese scaglia urlando contro il Potere che sbaglia, che abusa di sé, che infierisce sui deboli e perde - o prende, a seconda dei casi - tempo con i forti. In quella circostanza, duecento persone tra il pubblico decidono di autodenunciarsi in solidarietà con lui: già quindici anni prima dei V-Day (sta per “Vaffanculo-Day”, facendo riferimento in modo un po' dissacrante allo storico “D-Day”) il suo carisma è notevole. Allontanato dalla tv benché dal 1978 all’inizio degli anni Novanta abbia raccolto milioni di telespettatori nei pochi spazi che gli sono stati concessi (a Sanremo nel 1989 il suo monologo è ascoltato da ventidue milioni di persone), è rimasta celebre la sua frase: “La tv va fatta poco. Io ne faccio cinque minuti e vivo per un anno”. Grillo continua comunque a portare in tournée nei teatri italiani i suoi spettacoli, che da satira di costume diventano sempre più a carattere politico e sociale. Attraverso il suo blog – tra il nono e il dodicesimo posto tra i più visitati al mondo – diffonde ciò che pensa e che scrive, ma soprattutto si è costruita una rete di “grillini” che attraverso le associazioni chiamate meetup si incontrano e portano avanti moltissime iniziative di carattere politico e sociale...
Come notano gli autori di questa biografia non autorizzata, i due giornalisti del Secolo XIX Crecchi e Rinaldi, non è la prima volta che in Italia un non-politico raccoglie consensi in nome della politica o dell’antipolitica, da Guglielmo Giannini con il suo Uomo Qualunque a Dario Fo, che è più accostabile a Grillo perché entrambi sono attori. Nel saggio, che riporta le tappe della carriera artistica e politica del comico, è evidenziata anche la grande voglia di partecipazione politica che, un po’ per merito di Grillo e un po’ per colpa degli ultimi governi al potere in Italia, ha preso gli italiani organizzati nei meetup attorno al suo blog. Chiudono il volume molto interessante un glossario di termini grilleschi, una selezione delle sue battute storiche (riportata all’interno del libro invece, la sua grottesca dichiarazione alla stampa, subito dopo essere stato ascoltato in quanto “informato sui fatti” poiché aveva denunciato il crac Parmalat a Striscia la notizia due anni prima che avvenisse: “Gli ho detto anche di Fiat e Telecom, così ci portiamo avanti col lavoro”), le date fondamentali della sua vita. Io l’ho ascoltato due volte a teatro, ed è sempre stato un gran divertimento e un forte pugno allo stomaco: come se fosse un antropologo, più che un comico o un guru, Grillo vede e denuncia, come dovrebbero fare i giornalisti che invece sono ciechi o sono conniventi, le gravi ingiustizie che derivano da un sistema che opera solo per continuare ad alimentare il proprio potere.

 

 

 

 
 
 
 
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