Berta Isla

Berta Isla
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Berta e Tomás: lei madrilena, lui di famiglia londinese. Un amore cominciato sui banchi di scuola, persino fin troppo prevedibile. Anzi, con una genesi così lenta da dare la possibilità ai due di vivere ciascuno un’avventura segreta, complice anche la distanza che tiene spesso Tomás in Inghilterra. Per Berta avrà il nome e il volto di Esteban Yanes, giovane banderillero conosciuto durante una manifestazione, avventura di una notte soltanto e durante la quale Berta perde la verginità. Per Tomás si tratterà di Janet, una giovane libraria londinese. Con la ragazza sarà un rapporto di puro sesso dal quale entrambe non chiederanno mai altro. Il giovane ha una dote: una capacità innata di apprendimento delle lingue e un’imitazione unica dei vari accenti, caratteristica che suscita l’interesse del Governo britannico. Far parte di quell’esercito di persone invisibili, ombre che agiscono nell’ombra per sventare, proteggere, combattere: questa è la proposta che gli viene fatta ma che Tomás non è disposto ad accettare. Ma coinvolto suo malgrado in un evento criminoso, il giovane si vede costretto a diventare una spia in cambio della promessa di essere scagionato. Per Berta, ignara di tutto, è l’inizio di una vita di coppia con un uomo spesso assente, molto diverso dal giovane conosciuto a scuola. Gli anni si susseguono, così come le assenze di Tomás, che dopo la fine della guerra delle Falkland non dà più sue notizie. Sola, con due figli da crescere, Berta dovrà decidere come vivere. Se ricominciare tutto dall’inizio oppure attendere un improbabile ritorno…

Com’è una storia d’amore quando è proprio l’amore a restare sullo sfondo? E cos’è una storia di spie quando l’intreccio spionistico vive nel non detto e si legge soprattutto tra le righe? Quello che resta è una storia come quella di Berta Isla, nominato nel 2017 libro dell’anno da “Babelia” di “El País”. Perché Javier Marías con questo romanzo sembra davvero sperimentare tutto ciò: raccontare non raccontando, replicando la condizione di Tomás che, pur esistendo, non vive davvero la propria vita. Così come il giovane non è libero di raccontare di sé alla moglie Berta, così l’autore si impone di non descrivere direttamente le azioni, lasciando parlare quel che di solito il lettore ricava dalla lettura e che considera come risultato di una personale interpretazione. A dare vita alle ombre, più che quella di Tomás, è la vita di Berta, coi suoi due figli da crescere, un marito carico di segreti e una solitudine da coltivare nell’incertezza della morte presunta del marito. L’impressione che se ne ricava è che le ombre siano piene di parole e che in questo romanzo escano allo scoperto per raccontare ciò che sempre rimane tra le righe. La trama del romanzo emerge ogni tanto, quando necessario e nei momenti più opportuni. Tutto questo può non piacere, perché il processo è lento come l’evoluzione del rapporto di coppia tra Berta e Tomás. Ci vorrà la pazienza della protagonista per arrivare alla fine delle quasi cinquecento pagine di un libro che pare già un film e conoscere così il destino della coppia. Una sorta di romanzo di formazione di un amore, indubbiamente scritto egregiamente e fatto di moltissime parole, opere e omissioni che danno spessore e profondità alla lunga attesa di Berta e alla vita segreta di Tomás.



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