Biciterapia

Biciterapia

1 aprile 2016: Mila sta per partire in sella alla sua e-bike, e somiglia tanto ad un clown; tra pantaloncini, maglietta, calzetti e spolverino ha un tantino esagerato con i colori. Nero, fucsia, grigio, verde... Sente di non fare parte di quella comunità di biker fighetti che a stento la salutano, avvolti in tutine attillate e perfettamente abbinate. Per Mila è importante la comodità. Ha deciso di attraversare tutta l’Italia in bicicletta: l’idea le è venuta un giorno, all’improvviso, come fosse un fulmine a ciel sereno, circondata da sfiducia e incertezze, perplessità e paura. Ma l’insicurezza va combattuta con forza, scavalcata, e la grande immaginazione di cui Mila è dotata fa sì che questo progetto cominci ad assumere la forma del possibile; fantasticando, giorno dopo giorno, il suo viaggio comincia ad diventare qualcosa di reale, tangibile. Dopotutto “Il viaggio è nella testa”, come dice Marco Aime nel suo Sensi di viaggio. “Si può fare” è un altro dei motti preferiti da Mila. Se lo ripete ogni giorno da vent’anni, da quando lavora come operatrice nel settore psichiatrico, sentendosi spesso inadeguata, troppo piccola e impotente di fronte ad una realtà enorme e complessa, sottovalutata e colma di dolore. Certo di ostacoli al suo progetto in apparenza folle, a ben vedere, per Mila ce ne sono diversi: l’età che avanza (ha quasi 60 anni), il corpo appesantito, un diabete di tipo 2. E che dire del fatto che non monta su una bici da quasi 42 anni? Era una ragazzina quando scorrazzava nei pressi di casa sua con la sua adorata Graziella blu; arrivava fino alla parrocchia, o a casa della sua migliore amica Mirella, o ancora in cima a quelle collinette dove faceva “cross” col suo amico Ciccio. Da tanto la sua vita è diventata sedentaria, la sua alimentazione lascia a desiderare tanto che si sente in colpa per il suo diabete. E poi questo viaggio lo dovrà affrontare completamente da sola, lasciando a casa i suoi affetti più cari: i suoi tre figli – ormai grandi - e suo marito Augusto, la sua solida “spalla” dal quale prima d’ora non si è mai separata...

L’hanno chiamata simpaticamente Mila “vagante” Brollo: partita in solitaria da Gemona del Friuli, in provincia di Udine, ha percorso ben 2256 chilometri fino all’Isola di Lampedusa in sella ad una bicicletta a pedalata assistita e riabilitativa. È stata seguita dai media, dal web, dai social (con cui ha cominciato a familiarizzare per la prima volta proprio in occasione del viaggio) ed è stata monitorata – tramite un sensore indolore applicato sulla cute – dallo staff medico dell’Università di Trieste e da un ricercatore dell’Università di Pisa, facendo così da “cavia” nella ricerca scientifica sul diabete. Economicamente è stata supportata da un crowdfunding mentre moralmente, oltre ai familiari e agli innumerevoli amici sparsi per lo stivale – che in più di un occasione l'hanno affettuosamente ospitata lungo il tragitto – è stata sostenuta dall’Associazione “Fareassieme. Fvg”, facente parte del movimento nazionale Le Parole Ritrovate, un movimento che incentiva l’unione delle forze tra familiari, utenti e operatori del settore della salute mentale. Un settore, che come spiega in più di un’occasione la Brollo, che ha bisogno di assumere un atteggiamento meno rinunciatario e più creativo, per evolversi ma sopratutto per raggiungere un equità nelle cure in tutto il territorio, che presentano delle differenze abissali da nord a sud; tante saranno le riunioni “in cerchio” lungo il viaggio, le preferite da Mila, in cui si discuterà e si cercherà una soluzione al problema. E mentre si cerca di sensibilizzare e di mandare messaggi forti e chiari, Mila – mentre scopre/riscopre le meraviglie storiche e paesaggistiche del Belpaese - lascia spazio anche alla sua terapia interiore: è sola, viaggia con poche cose, dorme in letti non sempre comodi; attraversa strade semplici e altre impervie, se la fa sotto quando i tir le passano accanto sfiorandola. Mastica e inghiotte una quantità assurda di croccanti moscerini, costeggia il mare ma anche cumuli enormi di spazzatura, vede di continuo pantegane schiacciate, la cui coda rimane incredibilmente intatta anche dopo la decomposizione. Si imparano tante cose durante un viaggio, sopratutto a conoscersi e a liberarsi degli inutili sensi di colpa. Finalmente l’arrivo a Lampedusa, un luogo che Mila ha sempre desiderato visitare. Un luogo simbolo della solidarietà umana, una meta scelta non a caso: la patria degli “ultimi”, curata, pulita, dignitosa, ancora incontaminata per certi versi. Un viaggio che finisce ma che in qualche modo ricomincia una volta tornati a casa, quando le cose inutili verranno impacchettate e messe via e rimarrà solo l'essenziale. Vogliamo dare tre panini alla nostra Mila “vagante”, e non solo narrativamente parlando: ci piacciono la sua scrittura leggera e disincantata, che si intuisce sgorgare direttamente dal cuore, e la sua vivida capacità descrittiva corroborata dagli occhi dell’immaginazione, capaci di trasformare una donna adulta in una bimba curiosa e piena di meraviglia di fronte alla scoperta del mondo. E ci piacciono sopratutto il suo coraggio, la sua forza, la sua voglia di migliorare sempre, e la straordinaria capacità di immedesimarsi ne “l’altro”, nel diverso, in colui che è nato dalla parte sfortunata del mondo.



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