Billy

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L’età dell’innocenza finisce una volta per tutte quando il sangue schizza contro un albero, gli uccelli volano via dalle cime e l’eco, lentamente, infine si spegne. A detta dello zio Seamus infatti il ricordo non è una cosa che sbiadisce, bensì che si attenua. Le immagini restano, le voci vanno via. Tutto inizia quando un lontano cugino di zio Seamus gli chiede se conosca o meno qualcuno in grado di sistemare una questione di giustizia in cambio di una somma di denaro non indifferente. All’epoca zio Seamus ha vent’anni, è appena tornato a casa da Birmingham, ha assolutamente bisogno di un lavoro e ha un debole per la giustizia. Conosce bene una persona, risponde al lontano cugino, che fa al caso suo: la stessa che ha di fronte in quel momento. Scopre che la domanda di giustizia è sorprendentemente alta mentre l’offerta lascia piuttosto a desiderare. Zio Seamus, col suo fiuto per gli affari, capisce che quella può diventare una nicchia di mercato molto redditizia. Si dà – in quella prima fase in modo un po’ goffo – una falsa identità e comincia cautamente a mettere su l’impresa. Fa degli errori, li corregge, impara, torna sui suoi passi, cade, si rialza e fa ciò che va fatto. Nel corso degli anni la sua reputazione di mandatario capace, prudente e discreto cresce. Senza mai una lamentela…

Billy ha ormai più di trent’anni, e ne sono passati circa quindici da quando è entrato nell’azienda di famiglia, anche se questo per lui non significa né ha mai significato strasene seduto in giacca e cravatta dietro a una scrivania, dato che la ditta dello zio che l’ha cresciuto in Scozia da quando i genitori sono spariti, lasciandogli più o meno solo un giradischi, si occupa di omicidi. E lui ha già risolto una dozzina di casi un po’ dappertutto: in quest’occasione il viaggio è alla volta di Las Vegas, la capitale mondiale del gioco d’azzardo, e quindi del bluff, della dissimulazione, dell’intrigo e dell’inganno. Naturalmente, ne capiteranno di tutti i colori. Questo romanzo, che fonda la sua grandezza sulla riuscita ed equilibrata commistione di generi, sulla caratterizzazione vivace degli ambienti e dei personaggi, sulla trama solida e originale, anche se potrebbe sembrare a un primo sguardo una vicenda piuttosto canonica, è anche un progetto multimediale realizzato dall’enigmatico autore (già lo pseudonimo è parecchio strano, va detto…) di cui circolano pochissime foto e tutte senza volto: si legge con gusto perché è una storia pulp, che strizza l’occhio a Bukowski, Chandler, Soriano e Tarantino.



 

 

 

 
 
 
 

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