Binario morto

Binario morto
L'edificio si erge col suo aspetto sobrio, elegante, quasi imponente. Un corpo celeste pastello che a vederlo così sembra una scuola o un museo. Forse persino un ministero. È invece la stazione ferroviaria di Santa Apolonia a Lisbona, il chilometro zero del cosiddetto "Corridoio 5". Da qui dovrebbe partire un arcobaleno che trova la sua pentola d'oro dall'altra parte dell'Europa, nelle steppe ucraine di Kiev. Intorno a noi però c'è il vuoto. Vuoti i binari, vuota l'edicola, vuoto l'atrio. Il tempo sembra essersi fermato. Pare che da qui partano due soli treni al giorno, uno diretto in Francia, l'altro per Madrid. E non c'è mai nemmeno troppa fila. Un grande bluff o un’occasione imperdibile di agganciare l’Italia a una delle più importanti rotte del commercio europeo?
Da tali premesse incomincia il viaggio di Luca Rastello e Andrea De Benedetti lungo quello che chiamano il “Corridoio 5”, 3.200 chilometri di ferrovia ad alta velocità che secondo il progetto originario dovrebbero unire l’estremo ovest d'Europa (Lisbona) con l’estremo est (Kiev). Un viaggio che svela tutte le complessità di un progetto così vasto, ma soprattutto gli equivoci e le contraddizioni che rendono la sua realizzazione praticamente impossibile (o in alternativa dannosa). Prima fra tutte l’illusione che si tratti di un progetto unitario, di condiviso respiro europeo. Come abbiamo visto, il viaggio nei fatti finisce laddove inizia, dal momento che il governo portoghese ha, nel marzo del 2012, ufficializzato il suo secco no alla TAV per comprensibili ragioni di ordine economico. In Spagna la situazione non migliora: qui, oltre a problemi di ordine strutturale e geografico, scopriamo che l’alta velocità interessa solo per il trasporto dei passeggeri e non delle merci, come invece il Corridoio 5 prevede. E c’è poi la questione tutta nostrana, l’ormai celebre tratta Torino-Lione sulla quale si discute e si combatte da vent’anni. Per dimostrare che la costruzione di una linea ad alta velocità sia un incubo più che un sogno agli autori bastano due dati: 1) con un inizio dei lavori datato 2014, la linea sarà terminata nel 2035 e comincerà a produrre benefici nel 2073 (“quando le automobili potrebbero essere alimentate a saliva e gli aerei a salsa di soia”); 2) con il solo costo della tratta piemontese si potrebbe cablare tutta l’Italia. Acuta e completa analisi di bisogni, bugie, dati e previsioni drammatiche, Binario morto, pur trattando una materia difficile e complessa, non annoia mai perché è soprattutto un bel racconto di viaggio, scritto con ironia e leggerezza, attraverso le contraddizioni e le speranze di un'Europa ancora poco unita. 

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