Bismarck

Bismarck
La vita, il pensiero e la carriera politica di Otto von Bismarck, che mantenne il potere dal 1870 al 1898 lasciando la sua impronta sulla storia d'Europa. Con la forza delle armi, Bismarck riuscì a trasformare il suo Paese, la Prussia, da Stato subordinato all'Austria a massima potenza continentale europea, riunendolo dopo secoli di divisione nazionale...
Viene finalmente riedito nella gloriosa "Biblioteca Universale Laterza" il brillante saggio di Alan JP Taylor su Bismarck, che aveva visto la luce in Italia nel 1988 sempre per i tipi della casa editrice pugliese, ma nella collana "Storia e società". Una scelta saggia, vista la grande qualità di questo lavoro, capace di avvincere il lettore con uno stile elegante e con il gusto per l'aneddotica, senza per questo rinunciare a ripercorrere con rigorosa puntigliosità le tappe della carriera politica di uno dei principali attori della storia ottocentesca. Grazie a Taylor, la tattica finissima del Bismarck diplomatico prima e capo di stato poi rivive e si disvela davanti ai nostri occhi, permettendoci di sentirci per qualche giorno nel cuore pulsante di decisioni drammatiche, scelte epocali e responsabilità immani. Anche il lato umano del 'Cancelliere di ferro' viene esplorato con dovizia di particolari, donando nuova luce ad un personaggio spesso bidimensionale nei libri di storia. Nato in Germania in una famiglia di proprietari terrieri (la famosa classe degli Junker), Otto von Bismarck era tutt'altro che un aristocratico dalla carriera promettente: studi condotti con approssimazione, disprezzo per la carriera militare, insofferenza per il lavoro come funzionario statale, abitudini personali discutibili: ma su tutto, una incrollabile, ferrea (questa sì, davvero) ambizione. Avviato alla carriera diplomatica, pur con ruoli secondari, Bismarck riesce, con azzardi degni di un tavolo da poker, a conquistare spazio e influenza nelle stanze del potere. I punti fermi della sua visione del mondo: reprimere con ogni mezzo i moti rivoluzionari provenienti dal basso, che potevano mettere in crisi i suoi valori 'millenari'; fare della Prussia la nazione leader al mondo, schiacciando Austria e Germania, Francia e Russia; adottare una 'Realpolitik', una politica cioè che è volta a raggiungere il suo scopo con qualsiasi mezzo disponibile. Divenuto Primo Ministro nel 1862, grazie ad una fitta rete di alleanze spesso molto spregiudicate e con l'aiuto di grandi strateghi militari come Von Moltke, il trionfatore di Sedan, consegna in pochi anni all'Imperatore Guglielmo I di Prussia un territorio immenso, che governerà con pugno di ferro per molti anni. Nel 1890 si ritira dalla vita politica, in urto col nuovo sovrano Guglielmo II, e muore nel 1898, a 83 anni. La sua Germania sta per imboccare un secolo tragico, con due guerre mondiali e milioni di morti. C'è chi dice che questo luttuoso futuro sia stata la sua eredità; restano il fascino, la complessità e la statura di un uomo che ha saputo vivere al centro della Storia.

 

 

 

 
 
 
 
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