Black Metal compendium - volume 2

Il Black Metal è stato probabilmente per il Metal ciò che il Punk è stato per il Rock: rabbia iconoclasta, estremizzazione del sound, rifiuto del tecnicismo, produzione lo-fi, codice estetico speciale (il corpsepaint, per dirne una), approccio nichilista e misantropo che dall’arte si riverbera sulle vite spesso maledette dei musicisti, frequente rinuncia al nome proprio in luogo di pseudonimi arcani, ossessione per tematiche nerissime (satanismo, occulto, tortura, necrofilia, violenza). Negli ultimi trent’anni sono state innumerevoli le band che si sono cimentate in questo genere musicale estremo, che ha fan devoti in tutto il globo. Il secondo volume della trilogia Tsunami ci guida attraverso 100 album “necessari” a tracciare le coordinate del Black Metal europeo (Grecia, Spagna, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Romania, Polonia, Lituania, Belgio, Olanda, Estonia, Slovenia), analizzati e recensiti in ordine strettamente cronologico. Le atmosfere feroci e romantiche dei Moonspell, il destino maledetto delle Astarte, la prima black metal band di sole donne, l’oltranzismo sonoro dei Ravencult, le atmosfere sulfuree dei Necromass, l’esoterismo arcano degli Opera IX, la blasfemia in dialetto siciliano degli Inchiuvatu, il black primordiale dei Mortuary Drape, il sound unico e contaminato dei Maldoror, i cui e autodistruttivi Forgotten Tomb, lo stile variegato dei Blut Aus Nord, i satanici Deathspell Omega, i controversi e politicizzati Peste Noire, gli amati/odiati Cradle of Filth, i violentissimi Anaal Nathrakh, le suggestioni folk ed epic dei Primordial, ik quasi-doom di Bethlehem, le citazioni tolkieniane dei favolosi Summoning e tantissimi altri…

I milanesi Lorenzo Ottolenghi e Simone Vavalà, storiche firme di www.metalitalia.com, proseguono con questo volume un progetto in tre parti dedicato al Black Metal, un genere ricchissimo di protagonisti e di declinazioni, che presenta tra l’altro un contorno culturale (e di cronaca nera, purtroppo) che lo rende un fenomeno interessante non solo dal punto di vista eminentemente musicale. Questo secondo capitolo è dedicato alla scena europea, che a partire dalla prima metà degli anni Novanta seguì l’esempio dei “maestri nordici” in un clima di scambio e crescita, tanto che le band del resto del Vecchio Continente non hanno mai avuto molto da invidiare a quelle scandinave. Il percorso che parte da Thy mighty contract dei Rotting Christ dei fratelli Tolis, uscito nel 1993, e arriva a Exercises in futility dei polacchi MGLA (famosi perché non danno titoli alle loro canzoni) è variegato, incalzante e non annoia, il gergo è quello tipico dei recensori metal, che per esempio usano (con forse troppa disinvoltura) aggettivi che non hanno nulla a che vedere con la musica tipo “sonorità empie”, “cantato blasfemo” creando un effetto che esalta i teenager e fa sorridere gli adulti. Personalmente più dell’ironia ha potuto la nostalgia: ho ritrovato le stesse sensazioni che provavo quando – nei primissimi anni Ottanta – leggevo sulla fanzine fotocopiata “Metal Militia” le cronache mirabolanti dei concerti europei dei Mercyful Fate. Non credo sia un caso infatti che font, interlinea e impaginazione ricordino molto il format fanzine: non c’è nulla di più adatto, quando si parla di quella che gli autori definiscono, senza esagerare poi tanto, “l’ultima vera rivoluzione musicale e contro-culturale del secolo scorso”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER