Block 46

Block 46
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Novembre 2013. Un uomo prende il badile, raccoglie un po’ di terra e la getta nel buco. Copre le gambe, il ventre, le dita fredde e levigate come sassolini, poi ricopre il viso, la testa, i capelli, fino a riempire le cavità oculari. Cosparge la tomba di foglie secche. Pulisce la pala, si toglie i guanti sporchi e li ripone insieme alla torcia nello zaino… Germania, 1944. All’interno del vagone ci sono 142 uomini, non tutti sono vivi. Sono talmente stretti tra loro che gli uomini passati dalla vita alla morte sono tenuti in piedi dalle persone ammassate intorno. Un odore putrido di morte aleggia nel vagone, mescolandosi a quello di escrementi e sudore. Quando il convoglio arriva a destinazione, le porte si aprono su un gruppo di soldati. Calci delle pistole e bastoni si abbattono sui detenuti, chi non riesce ad alzarsi è preda dei cani. Gli uomini che sopravvivono raggiungono la fila correndo e si mettono in marcia verso il campo… Londra, 2014. Linnéa Blix, la talentuosa designer di gioielli non si presenta all’evento organizzato da Cartier di cui parla da mesi. Quella mattina non è ritornata dalla Svezia, sul volo Göteborg-Londra non è presente nella lista dei passeggeri e il suo nome non è presente su nessuno dei voli in programma. A Falkenberg il capo della polizia scientifica svedese attende il commissario Lennard ai piedi di una duna, sotto una snipa, una delle tradizionali barche di legno, giace il cadavere di una donna nuda distesa sulla schiena. Il pube rasato e una X incisa sul braccio sinistro. Le orbite sono vuote e scure, le hanno strappato via gli occhi e tagliato la gola. Il commissario ha l’angosciante sensazione di aver aperto il vaso di Pandora…

Appassionata di psicologia criminale e attratta dalla figura del “profiler”, che attraverso l’analisi dei fatti arriva a comprendere la natura comportamentale di un assassino, Johana Gustawsson con il suo primo libro entra nella scena del polar (malgrado il cognome è francese, per la precisione di Marsiglia) con una storia cupa, dal sapore nordico. Block 46 è un thriller psicologico crudo, spietato e macabro che non lascia spazio all’immaginazione. Costruita su più livelli temporali, la trama interseca episodi del presente e storia passata per creare un unico grande mosaico, che va dal campo di concentramento di Buchenwald in Germania alla Londra contemporanea, passando per la costa svedese di Falkenberg. Capitoli brevi, linguaggio semplice, tensione narrativa costante. Ben caratterizzati sono i due personaggi femminili che conducono le indagini, Emily Roy e Alexis Castells, due personalità contrapposte che si completano a vicenda. Il romanzo segue il tipico canovaccio del genere, fin dal prologo sappiamo che dovremo rintracciare un killer pericoloso e imprevedibile, ma una volta iniziata la lettura si rimane talmente invischiati e sgomenti da voler conoscere il più rapidamente possibile la verità. La storia familiare della Gustawsson è stata profondamente segnata dall’olocausto, il nonno paterno fu deportato proprio nel campo di concentramento citato nel libro. Scrivere questo romanzo per lei è stata quindi quasi una forma di catarsi, un modo per non dimenticare le atrocità e le violenze di cui è capace l’uomo. E forse per provare a comprendere quale sia l’origine del male.

LEGGI LINTERVISTA A JOHANA GUSTAWSSON



 

 

 

 
 
 
 

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