Blonde

Blonde

“3 agosto 1962. E giunse La Morte a perdifiato […] La Morte che recava un pacco senza indicazione di mittente per inquilino M.M. 12305 Fifth Helena Drive, Brentwood California, USA”. Norma Jeane Baker (Mortenson no, meglio il cognome dell’ex-marito che Gladys odia meno) è una bambina con dei riccioli biondi e degli occhioni azzurri innocenti. Così piccola, così timida: la madre le incute terrore con i suoi modi sempre distanti, così imprevedibili. Abita con sua nonna Della e Nonno Monroe; Gladys lavora troppo per tenerla, o forse, come dice sua nonna, non sa badare a se stessa figuriamoci a una bambina così piccola. Il giorno del suo sesto compleanno sua madre le regala una bionda bambola bellissima e il cuore di Norma Jane prende a palpitare come quello di un colibrì. Sua madre, assieme alla bambola, le mostra una fotografia, un’immagine di suo padre: “Lui... lui è m-mio padre?”. Norma Jeane quando è nervosa balbetta. E continua a farlo quando sua madre finisce all’ospedale psichiatrico di Norwalk e lei alla Casa dell’Orfano. Per sei anni sua madre impedisce ogni adozione, ma sua madre non può fermare il suo bisogno di vivere, di essere amata e desiderata. Il suo destino di diventare Marilyn Monroe...

Joyce Carol Oates avverte il lettore fin dalle prime righe: “Blonde è un romanzo […] e va letto unicamente come romanzo e non come biografia di Marilyn Monroe”. Eppure fra i personaggi descritti e le situazioni riprese, fra i matrimoni e gli scatti fotografici, fra le poesie della giovane Norma Jeane (la maggior parte delle quali inventate dall’autrice) e i dialoghi serrati è evidente – in ogni pagina – come Marilyn Monroe sia presente con la sua essenza non solo di icona del cinema e della bellezza, ma con quella parte della sua anima che l’ha poi portata alle scelte compiute in vita, ai suoi matrimoni e al suo bisogno di essere amata, alla sua drammatica fine. La scrittura della Oates, che alterna passaggi alla terza persona con lunghe sequenze in prima come flussi di coscienza di Norma Jeane/Marilyn Monroe, è come sempre coinvolgente, capace di trascinare nei meandri di una mente senza mai annoiare. Così settecento pagine quasi volano; appassionano e raccontano una biografia alternativa ma con finale ineluttabile come in una tragedia greca, come una pellicola che si riavvolge su se stessa: “Vedi, Norma Jeane, quell’uomo è tuo padre”.



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