Blood & Breakfast

Blood & Breakfast
Carl è uno studente fuori corso di Medicina a Roma, senza troppa convinzione di portare a termine gli studi. Quando riceve in eredità la vecchia casa della nonna, in una cittadina del sud sul mare adriatico, decide di partire e provare a riorganizzare la propria vita. La villetta è ridotta molto male e – per giunta – posta proprio sotto i piloni di una sopraelevata, ma Carl, con l’ostinazione un po’ stanca di chi non ha niente da perdere, comincia, con le sue sole forze, a dare una sistemata alla casa. In pochi mesi l’abitazione assume un aspetto abbastanza decente, così il giovane pensa di aprire un bed & breakfast, pur sapendo che, in quella zona, non sarà tanto facile trovare turisti. Invece, inaspettatamente, cominciano ad arrivare le prime richieste via mail. La prima cliente è Gina, una rappresentante di prodotti di bellezza che arriva con un cane di nome Django. La donna tenta un goffo e malriuscito tentativo di seduzione nei confronti di Carl, ma il ragazzo non sembra essere attratto da lei.
L’indomani mattina di Gina non c’è traccia, rimane soltanto la sua auto e un inferocito Django legato a una corta catena...
Nel corso dell’estate gli ospiti si susseguono, descritti in una serie di ritratti fulminanti e perfetti, e tutti – in un modo o nell’altro – finiscono per scontrarsi con la torbida personalità di Carl, riportando alla luce frammenti del suo passato che aiutano il lettore a focalizzare sempre meglio questo insolito protagonista. Come in un noir che si rispetti, gli incubi notturni di Carl si mescolano sanguinosamente con la realtà. Il suo bisogno di violenza sembra avere un riscontro effettivo nella sparizione di tutti i suoi ospiti. Ma è davvero lui l’autore di quegli efferati omicidi? La scrittura attentissima e misurata di Riccardo de Torrebruna, pur capace di allestire un climax dal perfetto impianto noir, non sfiora mai gli stereotipi di genere grazie all’accuratezza con cui vengono costruiti i personaggi e la credibilità che viene loro data. Indimenticabile Patty, la ragazzina sedicenne tedesca che meriterebbe un romanzo tutto per sé. Come scrive Marco Risi nella presentazione: “C’è un po’ dell’Hitchcock di Psycho, ma anche un po’ del Raskolnikov di Dostoevskij” in questo romanzo visionario come un film e inquietante come quei libri ottocenteschi capaci di squartare l’animo umano.

 

 

 

 
 
 
 
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