Blu stanzessere

Giace sul pavimento da quattro giorni, ormai. Si sente stravolto, spossato, non riesce a muoversi, ad alzarsi. Si trova dentro una stanza spoglia, dalle pareti umide. C’è una luce che dondola sul soffitto. Solo una luce, proprio al centro. D’improvviso, non è più solo in quella strana stanza: la porta si apre e una figura umana si staglia in controluce. Viene verso di lui, si china, lo guarda. Sembra deluso da quello che vede. Forse, lui gli sembra solo uno scemo che non riesce a tirarsi su. L’uomo gli tende la mano, e con sicurezza e una certa premura lo aiuta a sollevarsi. Gli dice di fare molta attenzione a quello che gli spiegherà: è estremamente importante che lui capisca alla svelta, hanno perso già troppo tempo a causa della sua inerzia dei giorni precedenti. Il Guardiano, questo il nome dell’uomo, lo accompagnerà alla scoperta di quel posto, che pare essere adagiato sul mare. Ci sono una miriade di corridoi, che si ramificano in altri corridoi senza approdare a nulla. Tornano, si dividono, curvano: tutto è senza logica e lui si sente perso; il Guardiano, invece, è a suo agio in mezzo a quel percorso intricato: lo ha progettato lui e ne conosce ogni angolo a memoria. A lui il Guardiano pare un omone buffo: burbero, con gli occhi opachi e pieni, il viso di pietra. E un odore di mare che lo impregna tutto. In quel posto ci sono delle stanze, gli spiega. Anzi, delle stanzessere: difficile spiegare cosa possano essere davvero. Sono delle stanze vive, depositarie di memorie, momenti, rimpianti. Pezzi di vita. In ognuna di esse c’è una donna, che potrà decidere di parlare oppure no; in ogni caso, bisogna stare molto attenti a non farsi catturare dal dolore imprigionato in ognuna delle stanze. Lui è confuso, non capisce dove il Guardiano voglia arrivare... è per caso morto? No, il burbero Guardiano lo rassicura: è vivo, deve solo seguire le sue indicazioni e arrivare alla fine del percorso. Lì, c’è una persona che lo sta aspettando...

Metafora della memoria umana, lo “stanzessere” è una stanza dai contorni indefiniti, un luogo doloroso e nostalgico nel quale si rivive all’infinito un momento cruciale dell’esistenza, qui indissolubilmente legato all’amore. Il tempo sembra essere sospeso, cristallizzato per sempre davanti ad una parola, o ad uno sguardo: a quello che avrebbe potuto essere da quell’istante in poi, e invece non è stato. Non si sa se sia più consolatorio pensare ad un destino avverso o arrendersi di fronte all’incapacità umana di riuscire ad ottenere davvero ciò che si desidera: “Solo alcune cose accadono, solo quelle di cui siamo capaci. Per tutte le altre non c’è possibilità”. Rimuginare dentro allo stanzessere può essere deleterio, ma di sicuro è necessario per comprendere e andare avanti, lasciandosi alle spalle quel dolore che può portare a toccare abissi molto profondi. Il romanzo d’esordio della psicologa Roberta Zanzonico - laureatasi in Medicina a Roma, e specializzatasi poi in Psichiatria negli Stati Uniti, dove attualmente risiede - ci trasporta in una dimensione straniante, chiaramente onirica, sopra un labirinto costruito sul mare, solido e precario assieme, nel quale l’elemento liquido, se da una parte culla i ricordi con il suo dondolio, dall’altra è pronto a sommergerli definitivamente, al fine di far emergere qualcosa di nuovo, più sereno e positivo. Il protagonista, senza nome, non capisce cosa lo abbia trasportato in quel luogo senza spazio e senza tempo, ma il suo traghettatore ha le idee ben chiare: sembra quasi che si voglia riscattare attraverso di lui, liberandosi dalla nostalgia per un amore intenso e travagliato, fatto solo di attimi e mai di abitudini; un amore forse clandestino, al quale non si è data la possibilità di poter uscire allo scoperto. E se il protagonista fosse in definitiva lo stesso Guardiano, un alter ego finalmente libero dai ricordi e pronto a vivere una storia diversa? Blu stanzessere è senz’altro un lavoro originale, un po' ripetitivo in alcune parti, ma di sicuro ricco di spunti di riflessione sull’essere umano: sulla sua capacità di gestire i sentimenti per esempio, ma anche su quella di riuscire a reinventarsi al di là del dolore e del senso di colpa.

 


 

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