Bollywood

Bollywood
Un viaggio in India alla ricerca dei luoghi, dei segreti e della gente della mitica industria cinematografica che conosciamo con il nome di Bollywood. Da un remoto sobborgo della megalopoli di Bombay all'altopiano del Deccan, nel deserto di Hyderabad, dove sotto il sole rovente cuoce una "Cinecittà" incredibile ("Entri con un copione, esci con un film" è lo slogan del luogo), dalla capitale tamil Madras a Dehli, senza passare per la mitica Pondichéry e per Calcutta. Curiosità, personaggi, manie e stranezze di un cinema (e di un popolo di entusiasti spettatori) lontanissimo dal nostro. Il diario di viaggio del giornalista belga Pierre Polomé e dell'illustratrice francese Virginie Broquet è illustrato dai bellissimi disegni a colori di quest'ultima, realizzati a partire da schizzi eseguiti in tempo reale durante il tour di Bollywood...
Lo sapevate che prima della proiezione di un film nei cinema indiani suonano l'inno nazionale e tutti si mettono sull'attenti e cantano mentre una bandiera indiana sventola sullo schermo? Che la stragarnde maggioranza dei film prodotti in India dura 3 ore divise in due tempi da 90 minuti? Che un film a Bombay deve attirare almeno 5000 spettatori a settimana o viene cancellato subito? Che in India vanno al cinema 35 milioni di persone al giorno? Che un film di successo rimane in programmazione per anni e le famiglie lo vanno a rivedere parecchie volte anche grazie ai prezzi popolarissimi? Che gli spettatori seguono le vicende sullo schermo commentando, rumoreggiando, mangiando e facendo il tifo? Che gli studios di Dadasaheb Phalke Chitranagari, i più grandi e ricchi, sono proprietà dello Stato e il personale è tutto costituito da impiegati statali? Che gli indiani considerano tabù le scene di bacio (le tollerano solo se a baciarsi sono stranieri, mai connazionali) ma non quelle di nudo? Che gli attori cinematografici indiani sono strapagati e venerati come dei, tanto che sovente sotto ai manifesti dei film vengono deposte delle offerte votive? Che le opinioni delle star di Bollywood espresse sui giornali sono in grado di far vincere le elezioni a questo o quel partito? Che esistono ancora manifesti cinematografici dipinti a mano in copia unica, anche se la tradizione sta sparendo? Che nei film indiani è più frequente che i protagonisti muoiano piuttosto che ci sia un lieto fine? Questo e molto altro lo scoprirete leggendo il bel diario di viaggio di Pierre Polomé e Virginie Broquet, disordinato ("A cosa serve cercare di pianificare un viaggio in India? Solo le circostanze che si palesavano sotto i più svariati volti erano responsabili di condurci - o di non condurci affatto - laddove bisognava essere") e casuale come potrebbe essere un reportage fatto da due turisti qualsiasi piuttosto che da professionisti della comunicazione. Paradossalmente è il miglior pregio del libro, sempre spontaneo, sintetico di semplicissima lettura anche grazie all'interazione perfetta tra testo e disegni. Il libro infatti - di formato medio-grande - straripa letteralmente di disegni davvero molto molto belli e più efficaci di una foto nel cogliere i movimenti, i colori, il ritmo di un'India affascinante e, perché no, divertente.

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