Bonavia

Bonavia
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Belgrado, 2001. La guerra è appena finita e davanti alle porte del Consolato ungherese la fila per chiedere un visto per l’espatrio si allunga sempre di più. È lì, in attesa del proprio turno, che Marija conosce Marko. Ha trascorso tutta la notte a parlare con l’amica Kristina che sta partendo per l’America, con la volontà di cancellare il proprio passato e ora anche lei sta cercando di cambiare la propria vita, dopo la fine di una relazione tormentata. Sei anni più tardi, i due sono a Budapest per la presentazione di un libro di Marko. La loro è una relazione strana. Lui è strano. Attento a ogni dettaglio, che imprime nella memoria e che potrebbe raccontare e descrivere anni dopo come fosse appena accaduto: la presenza o meno nel tappeto della hall dell’albergo, l’espressione di una cameriera, l’orario della colazione, la tabella con le corse alla fermata del tram. Il loro rapporto sembra arrivato a un punto di rottura, eppure la corda che li tiene uniti ancora non si spezza. Marija, Marko, Kristina, tutti e tre stanno cercando di seguire il filo del proprio destino, che si dipana oltre la soglia di una porta ancora chiusa e che sembra però ricondurre al passato e a ciò che già c’era nell’infanzia. Trascorrono altri anni e i tre, ignari di stare viaggiando verso la stessa meta, stanno per arrivare a Vienna, città nella quale Miljan, il padre di Mirko, ha vissuto per molti anni abbandonando di fatto il figlio e la moglie a Belgrado. Ma Vienna è la città dove la vita sembra volerli portare e, finalmente, svelare a tutti loro il proprio destino…

Marko, Marija e Kristina: tre maniere di vedere la vita, di cercare la vita, di guardare oltre la vita, con la volontà di vedere il proprio destino. “Se quello che è dentro di me non è vita, che cos’è allora? Che sostanza sto consumando?” si chiede il giovane, che la propria ragione d’essere la cerca scavando dentro di sé, scandagliando ogni angolo del proprio Io fino a rispondersi con un’altra domanda: che senso ha andarsene così lontano per ritornare al punto di partenza? Ciò che fa Marko, in sostanza, è saltellare sul posto, non come Kristina che, scegliendo l’America, ha pensato di recidere il cordone ombelicale, lasciando un tutto per ricominciare un altro tutto. Eppure, anche per lei il ritorno a Vienna coincide con la constatazione che tutto il suo passato è ancora dove stava, mai cancellato. E così è anche per Marija, malinconica, con una felicità provvisoria come la vita dentro agli alberghi. Tre esistenze, le loro, che unite assieme in questo romanzo dipingono un grande e più profondo quadro europeo, così come Die Presse, quotidiano viennese, ha ragione lo ha definito. Oltre e dentro il racconto di Marko, Marija e Kristina, c’è la storia vera di Dragan Velikić. Bonavia è il nome di un famoso albergo di Rijeka, in Croazia, luogo d’incontri clandestini dei genitori di Dragan, così come ci racconta l’autore stesso nell’ultima parte del romanzo. I colloqui con il padre morente tendono alla ricerca della vera storia vissuta dai suoi genitori, che pare sempre sfuggire dalle parole pronunciate da uno e smentite dall’altro, come se i loro incontri al Grand Hotel Boavia non fossero mai accaduti. E alberghi sono le vite dei tre protagonisti, fatte di camere dentro le quali gli ospiti vanno e vengono, abitandole. Eccoci dunque tornare alla domanda iniziale: che cos’è la vita? “La vita o è vita, o è la copia di qualcosa che ti fa perdere”.



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