Born somewhere

Born somewhere
Uno dei più grandi fotoreporter contemporanei ha trascorso tredici anni documentando le condizioni dell’infanzia in 27 Paesi del mondo. Decine di bambini 'born somewhere', appunto, nati da qualche parte, in condizioni diverse e con storie diverse ma tutti accomunati dal diritto - quasi sempre negato - a un'infanzia serena. I figli delle guerre in Iraq, Afghanistan, Angola e Sudan, i piccoli lavoratori di Brasile e Indonesia, gli orfani dell’aids in Mozambico e Kenya, i ricchi e alienati del Giappone, i giovani di New York e Los Angeles: Zizola racconta con passione le vite di tutti questi giovani uomini in fotografie impressionanti ma senza alcun compiacimento estetico...
La sua è la vocazione del reporter (e infatti Zizola ama definirsi fotogiornalista e non 'semplicemente' fotografo), la missione del fotografo di guerra (e cosa è se non una linea del fronte quella oltre la quale inizia la guerra della povertà e dello sfruttamento?), ma nelle sue immagini in bianco e nero documento e arte si fondono mirabilmente, lasciando segni profondi nell'anima di chi le guarda. Tanto profondi che non sono mancate le polemiche: "C'è nel libro in effetti una foto molto dura", spiega Zizola, "quella di un bambino morto in guerra in Iraq. Sono stato a lungo combattuto sulla decisione di inserire o meno la foto nel libro, ma poi ho scelto di mostrarla. Il nostro immaginario della guerra viene da Hollywood: invece la guerra è una cosa terribile, e per un fotoreporter mostrarla è un imperativo fondamentale. In quella foto c'è la morte del bambino, ma c'è anche un uomo che alza una bandiera sporca del sangue del bambino. E mi sembrava importante mostrare questa scena che dimostra ancora una volta che la morte non ha senso, per nessuna causa e nessuna bandiera".

 

 

 
 
 
 
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