Bosque

Bosque
A dispetto di quanto ci è concesso immaginare, la provincia argentina non è proprio questo sinonimo di tranquillità, quantomeno non nella piccola cittadina di Bosque, immersa nella verde e sconfinata pampa. È proprio da qui che il nostro Mudo - inseguendo il fantasma di Dante Arditi, un criminale che tempo addietro è fuggito portandosi via sua moglie - sceglie di ricostruire la storia della sua vita, indagando sugli strani fatti accaduti a Bosque. Qualche anno prima il paese è stato scosso da una bizzarra rapina in banca opera di quattro improvvisati ladruncoli - tra i quali proprio Dante Arditi - che, è quasi superfluo dirlo, sono stati giustiziati in modo sommario dagli abitanti della cittadina: del bottino, ora, non se ne sa più nulla. Arrivato a Bosque il nostro Mudo fatica non poco per trovare la collaborazione degli abitanti nella ricostruzione dei fatti: una strana aria aleggia in città e nessuno è disposto a parlare volentieri dell’accaduto. Da qui il colpo di genio: perché non fingersi uno sceneggiatore interessato a ricostruire la vicenda per trasporla in una pellicola cinematografica da girare in loco? Ecco allora che il silenzio degli abitanti di Bosque viene rotto dalla loro voglia di apparire e, vedendo in Mudo una possibilità di fama e successo, ognuno è ben disposto a fornire la propria versione dell’accaduto. Eppure qualcosa sembra non tornare mai, i resoconti sembrano contrastanti, i dettagli non quadrano e lo stesso Mudo, forse, nasconde qualche segreto difficile da confessare…
Un giallo, se così si può definire, davvero originale e bizzarro quello raccontato da Antonio Dal Masetto nelle pagine di questo libro. Un giallo singolare innanzitutto per la sua ambientazione, che risente molto più delle influenze western che non delle sovrastrutture classiche dell’hard-boiled - e questo è chiaro sin dall’apertura, con due predoni che assaltano un carro bestiame e squartano mucche vive lasciando dietro di sé pezzi sanguinanti di carne lungo la tratta dei binari. Per non parlare dei personaggi che popolano le pagine: un avvocato a metà tra lo stereotipo del classico mafioso di città uscito per direttissima da una pellicola sudamericana e la figura di un mecenate occidentale maniaco del sesso estremo e del gioco d’azzardo. E poi dal nulla, quasi ad ogni capitolo, ecco spuntare sullo sfondo la silenziosa figura di Leda, un’eroina femminile che di sensuale non ha quasi nulla, che scorrazza con la testa rasata sulla sua motocicletta d’epoca e che ha meno parole di un Clint Eastwood in un film di Sergio Leone. Infine questo passato pesante, fatto di inossidabili segreti, che ogni protagonista si trascina sulle spalle e porta in scena, aggiungendo continua suspense ad un mistero, già di per sé, per nulla chiaro. È una buona prova, ulteriore, quella che Dal Masetto ci regala sempre per i tipi di Le Lettere, che poco ha a che vedere con il suo Strani tipi sotto casa, ma che molto ha in comune - per ambientazione e trama - con il suo È sempre difficile tornare a casa pubblicato presso Einaudi. Insomma, siamo di fronte ad un libro difficile da catalogare in libreria - ma che tra le vostre collezioni non dovrebbe mancare.

 

 

 
 
 
 
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