Bourne affair

Bourne affair

Keyre ne ha viste tante, ma ne ha fatte anche di più e di peggio. Il suo potere si estende ormai su gran parte della Somalia orientale, dall’oceano all’entroterra desertico che circonda il suo covo. Solo i signori della guerra possono ambire al potere in quella parte del mondo, Keyre insegue il potere fin dall’età di otto anni. Perfino uccidere può essere sinonimo di potere, anche se poi la vista del sangue non è così esaltante. Non più del diritto di vita e di morte, del traffico di esseri umani e di armi. Purtroppo, questo Keyre lo sa benissimo, chi trova il potere trova anche molti nemici; spesso nemici invisibili, insospettabili e inaspettati. Nemici che perseguono disegni fin troppo difficili da individuare e definire, nemici che tramano contro di te perfino ben oltre la loro morte. Nemici come Boris Karpov, ad esempio, che sono in grado di infiltrare uomini nel cuore della sua stessa organizzazione. Peccato solo che Karpov sia morto da un pezzo per mano di Jason Bourne…

Ultimo episodio della famosissima saga di Jason Bourne e, come da una ormai lunga tradizione, anche questo firmato da Lustbader. Avendo ripreso in mano il personaggio dopo il successo della nota serie cinematografica interpretata da Matt Daemon, il buon Eric ha ormai tagliato il traguardo degli undici romanzi con protagonista l’inafferrabile agente segreto americano. Rispetto alla versione originale, creata da Robert Ludlum nell’ormai lontano 1980 e chiusasi nel 1990 dopo una magistrale trilogia, la serie si è allineata alla versione cinematografica. Pur mantenendo il classico carattere vagamente truculento che gli aveva conferito Ludlum, vengono introdotti gli intrighi internazionali post 2001 ed entra in gioco anche la tipica tecnologia spionistica (controllo del web, intercettazioni spericolate e satelliti per il controllo e l’attacco) già ampiamente sfoggiata nei film. Altro carattere importante che differenzia Lustbader da Ludlum è l’azione. Le scene d’azione sono più serrate, roboanti, spericolate. Meno attenzione all’introspezione dei personaggi, più descrizioni visive e quasi scenografiche. In effetti, dovessero realizzare un film da questo romanzo, non credo che l’eventuale regista avrebbe bisogno di inventare poi molto. Le scene sono nitide, descritte con chiarezza di particolari, Lustbader mette in gioco anche le esperienze sensoriali pur di dare al lettore un’immagine a tutto tondo. Ecco perché l’oceano indiano si sente e si respira, il deserto della Somalia trasuda ogni genere di impressione olfattiva più che visiva. Una tecnica di scrittura, se vogliamo, perfetta per un thriller spionistico incentrato sull’azione. Sebbene la figura di Bourne abbia ormai poco da dire al lettore fedele (dopotutto, siamo arrivati al quattordicesimo romanzo!), le sorprese in grado di stupire non mancano. Ciò che manca è una trama ben solida e coerente fino alla fine e, forse, un vero e proprio finale. Ma abbiate fede, possiamo serenamente aspettare il prossimo capitolo.



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