Boy, snow, bird

Boy, snow, bird
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Nessuno mi mise mai in guardia dagli specchi, così per molti anni li ho amati e ho creduto che fossero degni della mia fiducia. Mi ci nascondevo dentro, ne piazzavo due uno di fronte all’altro in modo che venissi riflessa all’infinito in entrambe le direzioni. Gli specchi mi mostravano che ero una ragazza con una treccia biondo ghiaccio che le penzolava su una spalla; ciglia e sopracciglia dello stesso colore, ma occhi quasi neri. Quando i capelli cominciarono a scurirsi presi a usare l’acqua ossigenata. Quanto al carattere, si sviluppò senza troppa fretta e senza tanti problemi. Immagina di essere una ragazza nata nel Lower Est Side di Manhattan nell’anno 1930 e rotti. Immagina che di mestiere tuo padre faccia il derattizzatore. Tuo padre è un uomo all’antica; ammazza i ratti con il metodo che ha imparato da suo nonno. Questo significa che nel seminterrato ci sono delle gabbiette. Dentro ogni gabbia c’è un ratto che emette un verso a metà strada fra il pigolio e il cinguettio. Il seminterrato puzza di sudore: i ratti sono in preda al panico e affamati. Lanciano quelle strida, poi ti accorgi che hanno dei buchi nelle zampe e sui fianchi; ogni animale è solo nella sua gabbia nuda, per cui è ragionevole immaginare che siano i ratti stessi a farsi quei danni: si autodivorano…

Qual è la storia nascosta nel passato della matrigna cattiva delle favole? Come nasce, come si sviluppa la sua malvagità? E come è possibile giustificare il suo odio e la sua invidia? Deve essere partita da una di queste domande Helen Oyeyemi, ex ragazzina prodigio, inglese ma nigeriana di origini, che nel suo ultimo intrigante romanzo tesse con stile cinico e leggero la storia della bella e mai innocente Boy, della sua fuga da un padre violento, del suo arrivo in una piccola città in cui la vera integrazione è impossibile e dove da moglie impacciata e indecisa si trasforma in matrigna e poi madre orgogliosa, protettiva ma anche crudele. È nel rapporto con le due figlie che il romanzo mostra apertamente il suo rifarsi alla favola di Biancaneve: qui Snow (nome non casuale) è la figlia non di sangue destinata a subire l’allontanamento perché troppo perfetta, troppo “bianca”, e Bird è la bambina da difendere perché rifiutata da una comunità che non accetta l’altro, il diverso. Sono queste, quindi, le tematiche di una storia che parte dalla favola classica (non solo Biancaneve, ma anche Cenerentola) e tocca questioni che interessano il nostro tempo, come la persistente discriminazione del colore della pelle, il rapporto con lo straniero, l’indipendenza della donna e la violenza delle stesse, fino alla questione del gender, che l’autrice – pur giovane – tratta con grande intelligenza e con sentimento.

 

 

 

 
 
 
 

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