Breve storia di una generazione

Breve storia di una generazione
“A cosa servono le parole? A riempire le intercapedini tra i silenzi? A delimitare l’infinità degli spazi bianchi? E quanto pesano? Con quale misura le calcoliamo?con il metro del danaro o quello dei fatti che potrebbero raccontare, produrre? Quanto costano? Forse niente? Oppure un tanto al chilo, al litro al verso, al pezzo? E che cosa costano? Fatica, fiato del tempo, una vita? Di cosa sono fatte? Pensieri , carta, inchiostro,  luce led, idee o sensazioni?”. Sembra di sentirle le battute tra queste pagine, frasi spezzate intense e dense, piene di livore. Parole scritte sui muri, racconti presi in strada, ed è proprio la strada che raccontano. Il modo di vivere, e il modo di vivere il rap. Vivere di musica sarebbe bello, fino a quando ti scontri poi con la realtà di chi ti ghettizza. La bellezza di rivivere una danza fatta di capriole intermittenti, la sensualità di una esibizione con il giradischi, l’amaro che ti lascia quando raccogli i cocci dei tuoi sogni infranti, ma almeno una vita miserabile te la sei goduta…
La generazione alla quale si riferisce il titolo è quella composta dai ragazzi cresciuti negli anni’80. Quando in Italia molti di loro iniziarono a interessarsi a un particolare genere musicale, ispirandosi ai loro cugini americani anche nel modo di vestirsi. Salivano su un palco ed iniziavano a mitragliare parole furiose. Raccontando le loro vite di periferia, amori mai nati, famiglie inesistenti. Nasceva il rap italiano. Sullo sfondo ci sono foto in bianco e nero (scattate da Tans, alias Michele Tansella, musicista italiano che vive ormai da anni in Germania) di uno dei quartieri più “free” di Berlino: il Kreuzberg. In tutto questo si muove veloce Gaetano Occhiofino, in arte Torto O.G., che compone una vera e propria ode al rap. Le sue grida di dolore per una società che non accetta i giovani e il loro modo di divertirsi, si mischiano a vere e proprie poesie in prosa. Bello il formato del libro che ricorda quello di un taccuino su cui poter scrivere i propri testi. “… Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il – Sistema Italia – fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: ma perché non avete fatto nulla per impedirlo?. A quel punto non potemmo che rispondere: andatevene affanculo!” (dalla prefazione di J-Ax).

 

 

 

 
 
 
 
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