Britney canta Manson e altri capolavori

Britney canta Manson e altri capolavori
Partendo con una breve discussione sul cosa voglia dire critica musicale (rock) oggi, passando brevemente in rassegna la storia delle riviste più famose del settore, anglofone prima - Rolling Stone, Melody Maker - e italiane poi - Muzak, Ciao 2001, Mucchio Selvaggio e altre - l’autore descrive svariati casi studio creati dai più noti giornalisti musicali rock di sempre quali Lester Bangs, Greil Marcus, i nostri Riccardo Bertoncelli, Vittore Baroni, Dionisio Capuano e altri. Dischi immaginari, recensioni inventate di sana pianta, bufale mediatiche, scoop su album inesistenti per aumentare l’hype sugli artisti preferiti, rubriche mensili che parlano di improbabili incontri di artisti viventi - come lo strano duo Britney Spears e Charles Manson ipotizzato nel titolo, derivato da un giochino in rete che permette di misurare l’affinità tra due persone - o scoperte da archivi di band sciolte da tempo…
Di critiche sulle critiche siamo pieni. Pullulano grafomani e maniacalità catalizzate dagli infiniti gadget internettiani che permettono a chiunque di scrivere su/di qualsiasi cosa utilizzando la facilità di costruzione di blog o l’appartenenza a forum più o meno per cultori delle varie materie, etc. Sembra quindi velleitario o per lo meno trascurabile lo scrivere di qualcosa che non c’è, come le discografie immaginarie dell’esordio di Gabriele Marino. Leggendo questo libro del giovanissimo critico musicale italiano che con le sue analisi (la maggior parte pubblicate sul web-magazine SentireAscoltare) emerge dal mare magnum dei parolai dilettanti da chat, si capisce invece come l’operazione sia fruttuosa. Qualche giorno prima di leggere questo breve trattato, mi sono imbattuto in una discussione su Facebook tra colleghi giornalisti musicali (categoria cui appartengo quasi da una decina di anni). Il succo del thread era che le nuove leve del giornalismo italiano sono molto ben informate e purtroppo mal pagate. Dagli anni sessanta ad oggi in Italia la qualità del giornalismo si è alzata, sia per la costituzione di corsi di laurea in scienza della comunicazione, sia per un’internazionalizzazione degli ascolti e delle critiche, infine probabilmente anche per una facilità all’accesso dei materiali che qualche anno fa era destinata solo alle redazioni più prestigiose. Britney canta Manson conferma questa ipotesi, consegnandoci una rielaborazione di una tesi di laurea rivisitata in modo professionale, scrupoloso e ben scritto. Anche se la materia del libro è destinata comunque ad un pubblico di appassionati o di addetti ai lavori, piace vedere che nascano anche in Italia libri con un respiro così ampio, apparentemente di nicchia, ma in fondo pieni di idee trasversali (vedi i paralleli con la letteratura potenziale dell’Oulipo o le biblioteche di Borges), che elevano la critica rock nostrana su un piano di eccellenza. Dalle quasi duecento pagine dell’esordio di Marino traspare un amore per la materia che si traduce in una visione originale, ricca di spunti a cavallo tra situazionismo, semiotica e ‘possibile forma di fruizione “altra” della musica’.


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