Brother and sister

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Dalla finestra di una casa di campagna nei dintorni di Bologna, l’adolescente Mat osserva la notte di luna piena. La casa dove vive con sua sorella Cate, di poco più grande di lui, e con il fratellino Billo è spoglia e povera. La maggior parte degli oggetti è stata incartata con pagine della “Gazzetta dello Sport” e riposta in solaio dentro scatoloni di cartone con il marchio Despar stampigliato sui fianchi. Perché la madre di Mat, Cate e Billo lavorava alla Despar come cassiera. Ora la donna è morta. I tre figli sono rimasti soli e domattina un’assistente sociale, la dottoressa Giusti, verrà a prenderli. Dice Cate che dopo il funerale della madre li sbatteranno sicuro “in un istituto del cazzo, un orfanotrofio, una roba da vomitare”, Billo forse lo affideranno addirittura a un’altra famiglia. È una notte in cui è impossibile dormire: Billo fa i capricci, Cate e Mat fumano una sigaretta dopo l’altra e parlano. Della madre. Del futuro. Del passato. Di loro due. Fuori dei cani abbaiano, si sentono rumori che non è facile capire. Ma perché avere paura? Sono i normali rumori della campagna, è una vita che i ragazzi abitano là. Ma adesso è diverso. È tutto diverso. Adesso sono soli…

In questo romanzo breve del 2003, nato dalla costola di un radiodramma commissionato alla scrittrice milanese di nascita e bolognese d’adozione da Radio Rai Tre per la serie “Atto Unico Presente”, Simona Vinci prende in prestito gli stilemi e le atmosfere delle fiabe di Grimm – una delle più archetipiche, Sorellina e Fratellino, fa da controcanto e da colonna vertebrale alla notte di Cate e Mat – per raccontare una storia cupa e angosciosa. Una favola contemporanea in tutto e per tutto: ci sono i bambini abbandonati, ci sono genitori assenti o morti, c’è una matrigna (l’assistente sociale), c’è un bosco minaccioso, c’è un viaggio da compiere in una notte di luna piena, c’è persino un “mostro”. È la storia a metà tra magia e cronaca nera di un fratello e una sorella che abbandonano volenti o nolenti la loro adolescenza, “Quando il tempo/ dell’infanzia ha finito il nostro tempo,/ ora che siamo soli”, per citare gli splendidi versi di David H. Lawrence in esergo (peraltro tradotti da Aldo Nove per l’occasione), sotto lo sguardo attonito e puro di Billo, il fratellino piccolo. I due condividono un doppio segreto (ma uno, il più terribile, è forse una bugia) che sebbene si intuisca sin da subito non pare poi meno terribile al lettore quando viene svelato. La Vinci sfiora tabù antichi come l’uomo e riesce a rimanere credibile e a non perdere la leggerezza: è già molto.



 

 

 
 
 
 

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