Buchi nella sabbia

Buchi nella sabbia

Pisa. Fine primavera 1901. Il direttore del quotidiano “La Stampa” Alfredo Frassati invia a Pisa il proprio corrispondente per musica, arte e costume Ernesto Ragazzoni, cronista e poeta, ateo e anarchico, un vero bipolare con voce di sassofono e barbona nera. Stanno allestendo per il primo giugno al Teatro Nuovo un’importante rappresentazione della “Tosca” (molte scene d’azione e poche arie) di Puccini (da lui stesso diretta a Carrara un mese prima), alla cui prima, oltre a sindaco e molti notabili locali, sarà presente il nuovo re d’Italia (da meno di un anno) Vittorio Emanuele III, che sosterà nella tenuta di San Rossore. Il precedente re Umberto I è stato da poco ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci, c’è molto fermento in Toscana. Mentre si cerca di ottenere il massimo dalla compagnia suonante e cantante, i Carabinieri sono all’erta per evitare attentati e proteste, anche perché Bresci si è appena suicidato (?) in carcere. Pure il tenore è un carrarese anarchico militante, Ruggero Balistrieri, pieno di sé come tanti nello spettacolo (e altrove). Sul palcoscenico un omicidio avviene davvero, al momento degli spari dei quattro del plotone d’esecuzione del pittore Cavaradossi…

Gran successo per Marco Malvaldi, che fa ancora centro, divertendosi con il genere giallo e – cosa più importante o forse no – facendoci divertire. Il chimico-scrittore (e anche cantante diplomato al conservatorio) narra con competenza e arguzia dell’opera lirica e del periodo storico, in terza persona varia. La trama gialla è congegnata come “un dramma giocoso in tre atti”, pure con i personaggi in ordine di apparizione. Chi uccide verrà trovato, con l’aiuto di Ragazzoni, dall’alto 27enne tenente del corpo delle Guardie Reali Gianfilippo Pellerey. Oltre alle passioni politiche ci sono di mezzo affari, amori, parentele e iettature. Il titolo prende spunto dal verso di una quartina che il giornalista (realmente esistito) declama nel romanzo sopra una sedia durante il buffet degli indagati (testo effettivamente pubblicato in vita come “Ballata”). Molti i riferimenti a fatti e personaggi storici, al maestro lucchese 42enne Giacomo Puccini, al pigro goloso viveur Gioacchino Rossini e alla storia della musica in teatro. Alla fine sapremo anche di più sulla gerarchia delle offese previste dal codice cavalleresco italiano, sulle sfide triangolari a duello e sul modello di fucile Carcano ’91 con caricatore Mannlicher.



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