Buenos Aires

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"Mi sembra una bugia affermare che Buenos Aires abbia avuto un inizio: io la considero eterna, come l’aria o l’acqua" (Jorge Luis Borges) Dai primi insediamenti agricoli all’odierna metropoli, le vicende storiche tormentate, i lutti, la grandezza, la cultura, le suggestioni, le contraddizioni e il fascino della più europea delle città dell’America latina... La meravigliosa città di Buenos Aires detiene alcuni bizzarri primati: tra tutti, quello di essere stata fondata due volte. La prima dallo spagnolo Pedro de Mendoza il 2 febbraio del 1536 col nome di Ciudad del Espíritu Santo y Puerto Santa María del Buen Ayre, la seconda e definitiva nel 1580 col nome di Ciudad de la Santísima Trinidad y Puerto de Nuestra Señora de los Buenos Aires. Poi, quello di essere la città al mondo col maggior numero di cittadini italiani (tra i portenos – così amano definirsi gli abitanti di Baires – ci sono infatti un numero di italiani pari a circa 2 volte la popolazione di Roma). E infine, quello di riuscire a far innamorare tutti i viaggiatori che hanno la fortuna di visitarla (con qualche deprecabile eccezione)...
Nel saggio di Wilson la complessa identità di Buenos Aires viene definita attraverso citazioni di storici, scrittori, musicisti, sportivi, giornalisti riguardanti i vari barrios (quartieri) della capitale argentina. Scrive l’autore nella sua prefazione: “Destinato a chi è digiuno della storia e della cultura argentine, questo libro cerca di essere quanto più esaustivo possibile, restando tuttavia arbitrario. Farsi un'idea di una città in continuo mutamento è uno sforzo creativo, sempre funambolico. Vorrei che questo volume rappresentasse un punto di partenza, una specie di suggeritore. Quasi tutti gli autori citati hanno vissuto la loro città come una sfida e mettono quindi in discussione, idealizzandolo, il legame fra la persona e il luogo.” Lo scenario tutt'altro che statico di Buenos Aires contraddice in modo perverso il chiaro limite fra presente e passato, perché la mutazione è la sua chiave di lettura. Che sia uno straniero a compilare questa guida letteraria è una conseguenza dell'inevitabile eccesso di familiarità e di quell'idea diffusa secondo cui gli scrittori sarebbero più bravi a percepire un luogo estraneo alla loro cultura. Jorge Luis Borges ha confessato: "Se non fossi mai stato all'estero chissà se sarei riuscito a vedere la città con la forza e lo splendore che essa mi suscita ora".

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