Bugiardi e innamorati

Bugiardi e innamorati
In fondo sarebbe inutile chiedere ad Helen di essere diversa, certo per i piccoli Billy ed Edith non dev’essere facile vivere in una casa invasa da sculture e mezzi busti di gesso accatastati alla rinfusa in un piccolo salotto al pian terreno di un’abitazione nel West Village, ma vittime di un divorzio e con un padre assente, non potrebbe essere altrimenti. E così, con una certa rassegnazione, i figli di Helen finiscono per accettare le manie d’artista di una madre che si ostina a voler raggiungere la Casa Bianca per prendere le misure del volto, non proprio perfetto, di Franklin Delano Roosevelt e realizzarne una scultura… Via da New York, Mathews approfitta della borsa di studio che il governo americano riconosce agli studenti all’estero e, in compagnia della moglie Carol e della piccola Cathy, l’allegra combriccola si trasferisce a Londra piena di aspettative. Ma appena arrivati in Gran Bretagna le cose non sembrano andare per il verso giusto, e certo la decisione di vivere nello scantinato di Judith, zia inglese di Carol, non aiuta la giovane coppia; tant’è che dopo un breve soggiorno nel Regno Unito madre e figlia scelgono di tornare in America, lasciando Mathews al suo destino. Così, solo e pensieroso, Mathews decide di fare una puntatina a Piccadilly Circus, dove incontrerà la giovane prostituta Christine ed inizierà una relazione segnata da menzogne e sentimenti contrastanti… La vita non è facile per Bill Grove: da un lato l’esigenza di lasciarsi alle spalle una madre alcolizzata ed isterica con velleità d’artista, un lavoro mal retribuito presso la redazione di una rivista ad uso aziendale e una giovane moglie irlandese perennemente sul punto d’abbandonarlo; dall’altro il sogno di rifugiarsi in Europa e trovare il tempo per stendere il suo grande romanzo. Così l’arrivo della TBC, e dei conseguenti ricoveri in ospedale, non sembra proprio una benedizione piovuta dal cielo, ma Bill ancora ignora la cospicua pensione di invalidità che ne deriverà: l’occasione giusta per abbandonare il passato e salpare leggeri verso Parigi… 
Con gli inizi del duemilaundici ecco che torna a trovarci Yates per i tipi di Minimum Fax - siamo alla settima pubblicazione dell’autore nel giro di otto anni, dopo l’esordio nel 2003 con Revolutionary Road - mentre lettori, estimatori e critici fanno l’inevitabile conto alla rovescia sul materiale ancora inedito per quello che è ormai riconosciuto da molti come il maestro del realismo americano; restano ancora, e fortunatamente, tre colpi in canna: rispettivamente due romanzi  - tra cui A Special Providence che gli esperti del settore danno come “capolavoro” folgorante di Yates - e una raccolta di racconti uscita postuma negli Stati Uniti nel 2001 che raccoglie alcuni racconti di Undici Solitudini, altri presenti proprio in questo volume e nove inediti. Fatta questa debita premessa - un riconoscimento dovuto per un autore che ha passato anni nel dimenticatoio prima di essere riscoperto e acclamato - cosa dire nello specifico di Bugiardi e innamorati? Sette racconti - di cui almeno quattro a cui va riconosciuto lo status di vere e proprio “perle” - profondamente intimi, nulla o poco a che vedere con quelli presenti in Undici Solitudini, racconti che hanno la potenza evocativa di interi romanzi. Qui Yates si lascia completamente andare: estrae, ritaglia, accorpa ed incolla pezzi su pezzi della propri vita, ripescando dal materiale autobiografico disastri familiari, fallimenti amorosi, pene lavorative, divorzi, aspirazioni artistiche infrante, esperienze di guerra in Europa, l’amore per Francis Scott Fitzgerald - è stata proprio la lettura de Il grande Gatsby ad offrire un modello letterario per Yates - tutto condito da quel sapore intenso e unico, facilmente avvicinabile, che ha la quotidianità. Un misto di racconti - di cui un paio in prima persona, scelta narrativa poco battuta dall’autore - che sembrano volerci mostrare le insidie della vita e dei rapporti di coppia, insidie che trovano però un margine di soluzione positivo, nascosto proprio nella semplicità della vita di tutti i giorni: un grembiule pulito su cui piangere, il silenzio complice di un padre abituato agli errori della figlia, la stretta di una madre alla propria bambina, la partenza di una nave, la sinfonia distorta di un carillon.

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