Bugie bianche

Bugie bianche
Michael non è il classico ectoplasma da apparizione, ma coscienza timorosa del sopraggiungere di una nuova morte: l'oblio. La sua scomparsa è avvenuta in circostanze sospette e il dubbio con cui hanno annacquato la tragedia umana tormenta ogni singolo Salter, mentre a Paettie si mormora a proposito della "maledizione dei Salter". L'ampia tenuta nobiliare si estende, infatti, fino alle rive del Loch Peattie, lago scozzese di fama sinistra, cui la famiglia ha contribuito con un alto numero di sciagure, superiore alla media. I congiunti di Henry IV affrontano con scetticismo il lutto di due tragedie susseguitesi a distanza di un ventennio, mentre la quotidianità, scandita dall'ora del tè, scorre tra le mille difficoltà che derivano dal senso di colpa a Peattie House: Vita, la bisnonna centenaria, dispensa consigli alle nuove generazioni; Izzy e Jet conducono liberamente le proprie esistenze alienate; Edith, la nonna e le gemelle, Ottilie, madre del diciannovenne scomparso, e Joan con i figli Pip e Mog sono costretti a porre rimedio e a tollerare l'imprevedibilità di Ursula, giovane donna con il cuore e la mente da bambina, incapace di discernere l'immaginario dal reale. Il dubbio, disperatamente costruito intorno alla scomparsa dell'erede, pur corrodendo segretamente la loro mente, permette agli abitanti di Peattie House di sostituire la verità con una bugia bianca: menzogna ordita per nascondere una verità che potrebbe ferire. Ma i segreti non rimangono a lungo in fondo alle acque di un lago. Non sono solo i morti a conoscere la verità circa la loro dipartita e, insieme alle reticenze imbastite per quattordici anni intorno a Michael, che alcuni ritengono suicidatosi o scappato, un'ulteriore rivelazione circa un altro annegamento sconvolge Henry: quella intorno alla morte del piccolo Sebastian...
Con una scrittura estremamente delicata, raffinata, e uno stile d'impronta personale, lontano dall'appiattimento troppo abusato e uniforme stile giornalistico, Andrea Gillies intesse una fitta galleria di ritratti di famiglia: i Salter. Una narrazione, dunque, non piatta ma non di meno scorrevole e non appesantita, resa ancora più interessante dalla scelta prospettica del narratore: lo scomparso, il fantasma che, dall'altra parte della barricata, sotto ma nuova forma di vita, racconta lo scorrere del tempo terrestre intorno ai luoghi della sua vita terrena. Gillies correda questa sua scelta con una originale costruzione intorno alla percezione di Michael e alla sua nuova vita: l'esistenza oltre l'abisso della morte coincide con l'ingresso in un universo di collegamenti umani ancora più fitto e intenso di quello pre-morte, nonostante una sorta di isolamento tra i dipartiti. Gli spettri, dunque, ognuno affaccendato nelle proprie vicende, sono immersi in una simbiosi e osmosi di ricordi ed esperienze di vita. La condizione di ectoplasma permette al protagonista di accedere a una sorta di "memoria del tempo", un database contenente tutti i ricordi di ogni Salter, vivente o defunto, con cui corredare e particolareggiare la narrazione e i ritratti della saga familiare che affollano il racconto. Le forti mozioni, «le cose che hanno impatto sulle nostre piccole anime», non vanno perdute, ma con il sopraggiungere della morte divengono condivise. La solitudine del morto è acuita dalla scelta di costruite una vita di pura coscienza, del tipo cogito ergo sum, capace di interagire in senso unico con gli amati viventi, ma incapace di stabilire qualsiasi forma di contatto tra "simili". Nello spazio condiviso della tenuta di Peattie House coesistono, infatti, senza mai interagire, due entità paranormali: Michael, il riflesso di coscienza che si nutre di fantasie e congetture ordite dai familiari per non accettare la sua morte, e David, il prozio caduto nelle Fiandre, durante la Prima guerra mondiale, un temuto fantasma da apparizione, ma riflesso umano scollegato dal presente. La nuova vita equivale a una nascita: «L'ultimo viaggio è come il primo: alcune reminiscenze ci vengono risparmiate». La voce narrante coincide così con quella della vittima, priva di rancore, imparziale arbitro degli eventi e dei torti e demeriti del Michael pre-morte, ma compassionevole osservatore delle azioni e dei moti d'animo dei suoi consanguinei. Questo spaziare nel tempo e nello spazio permette di introdurre spunti di riflessione. Ad esempio, per il tema della morte: «La consapevolezza è tutto ciò che rimane di me, e sono sicuro che questo non è il paradiso. So che è la morte a renderci umani, la consapevolezza della morte, la vita che viviamo nell'oblio della sua venuta ‒ quando dovremmo aspettarla ‒ allora ne segue che continuo a essere umano, perché ho ancora paura che possa arrivare». Arduo il compito di affrontare una saga famigliare, popolata da un numero sorprendete di personaggi, ma ciò nonostante l'autrice riesce a tratteggiare con attenta analisi ciascuno di loro. La storia dei personaggi e del dramma famigliare si svela poco a poco, con frammenti di verità spesso contraddittori: il lettore riesce ad avere un quadro completo degli eventi solo a lettura ultimata. Sottile il giudizio morale, diluito attraverso la bonaria astensione della vittima dall'elargire giudizi su colpevoli e reticenti: i temi ‒ la colpa, i segreti, la menzogna, i rapporti famigliari e le loro ripercussioni sullo sviluppo della personalità, la responsabilità, le interferenze/influenza del/dal mondo esterno ‒ sono estremamente importanti e l'autrice fornisce ogni strumento necessario a una presa di coscienza. «Non ha mai imparato a prendere alla leggera le bugie del mondo, nascondendole dietro il velo delle sue piccole ansie personali, come facciamo tutti», è l'arguta riflessione della Gilles.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER