Buio

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Maëlle è una sedicenne francese. Figlia di genitori separati, sensibilissima ai problemi dei più bisognosi, subisce il fascino dei gruppi jihadisti che tessono le proprie trame nelle oscure pieghe dei social network e si converte alla religione musulmana. Cambia il suo nome in Ayat, appoggia l’integralismo islamico e vola in Siria per unirsi ai fratelli e alle sorelle che inneggiano al martirio in nome di Allah. Lì, però, respirando quotidianamente il buio della morte, Maëlle si rende conto di essere stata manipolata e di trovarsi a combattere per una causa folle che poggia sulla cecità del massacro. Decide, allora, di ritornare in Francia con Roduane, il ragazzo (anche lui francese e convertito all’Islam) che ha sposato in Siria, e con in grembo il frutto del loro amore. Sulla via del ritorno (paurosa e pericolosa), Roduane muore (forse): Maëlle lo ha visto a terra, ferito dai mille proiettili sparati dai loro inseguitori (i fratelli integralisti che si sono dimostrati faziosi affabulatori), ma non l’ha soccorso, ha scelto di portare in salvo la loro bambina non ancora nata. Tornata in Francia, Maëlle continua a farsi chiamare Ayat, professa ancora la fede mussulmana (adesso però ha capito che essa affonda le sue radici nell’amore e non nell’odio), ha dato alla luce la figlia sua e di Roduane (al quale pensa costantemente), è seguita da una psicologa e si impegna a guardare con fiducia al futuro mentre qualcosa di meraviglioso l’attende (anche se lei ancora non lo sa)…

Scritto dopo l’attentato terroristico che colpì, nel gennaio 2015, la sede parigina del giornale satirico “Charlie Hebdo” e che provocò la morte di dodici persone (una di loro, Michel Renaud, era un amico di Patrick Bard), Buio (raccontato in prima persona da Maëlle e da coloro che hanno incrociato la sua strada, personaggi che sono tutti frutto della fantasia dell’autore) è “un viaggio alla scoperta del fenomeno dei foreign fighters, giovani provenienti da ogni parte del mondo che si radicalizzano e decidono di affiliarsi ai gruppi jihadisti, condividendone le ideologie e le scelte in cambio della promessa di una vita migliore, di benessere e di giustizia sociale. E che poi, disillusi, fanno ritorno a casa”. Crudo ma non truculento, atroce ma coinvolgente, questo viaggio attraversa la fragilità dell’anima, le bombe e il dolore con un tatto invidiabile e punta dritto a una luminosa destinazione finale, il trionfo della vita e la sua esaltazione, al di là e al di sopra di ogni fede religiosa. Attento, accorto, preciso, Bard si è fatto dunque cantore di speranza narrando il cadere e il rialzarsi, lo sbagliare e il perdonarsi, il discendere agli Inferi e il risorgere. Nelle sue pagine tinte di nero, il nostro scrittore crea una stradina che conduce al sole ed è così che il “buio” a mano a mano si spegne e lascia spazio alla luce che, come ammantata dalla rugiada, compare in punta di piedi all’orizzonte, pronta a farsi chiarissimo giorno.



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