Buonasera Signora Luna

Buonasera Signora Luna

Alle 4 del mattino del 20 maggio 2012 Ferrara è scossa da un violento terremoto. La terra trema per circa venti secondi, gli abitanti corrono fuori dalle proprie abitazioni, si riversano in strada. Il rombo sveglia Donatella: sembra che tutto stia per crollare; assieme a suo marito si precipita all’aperto, in Piazza Ariostea. Nove giorni dopo, una seconda spaventosa scossa la sorprende in aula, mentre sta finendo di spiegare ai suoi studenti il finale de I promessi sposi: è quel secondo evento sismico a rendere definitivamente inagibile la sua casa, e a costringerla ad usare inizialmente l’appartamento al mare e successivamente quello della suocera, portandosi dietro gli oggetti di famiglia che forse, dopo anni, quasi per “misteriose osmosi” legate alle consuetudini ed al lungo contatto umano, hanno una propria esistenza. Due anni dopo quei drammatici eventi la casa le verrà restituita, ristrutturata e sicura: eppure, per circa un anno, non riuscirà a decidersi a rientrare, bloccata da una sorta di torpore che, complici le nebbie ferraresi - che tutto nascondono, isolano e rendono lontano - sembrerà minarne la volontà; per uscire da quel letargo Donatella comincerà a tornare indietro con la memoria, a riportare a galla ricordi, ed inizierà a scrivere...

Il terremoto non reca solo morte e ferite tangibili a chi è stato vittima dei crolli e al tessuto urbano; le scosse telluriche tolgono “ogni punto di riferimento spaziale e temporale”, entrano nell’anima, mutano le abitudini, rivelano, a chi si trova a subirne gli effetti, la precarietà della vita. La ricerca delle motivazioni per rientrare nella propria dimora lesionata dal sisma spinge Donatella Bignardi all’urgenza di scrivere, in modo quasi terapeutico, di raccontarsi, apparentemente senza filtri, riportando alla luce, assieme ai ricordi, le proprie radici, rievocando fatti ed aneddoti, volti, musica, voci, consuetudini familiari e della città ove i genitori ‒ di origini bolognesi ‒ si erano trasferiti nel 1947.Il romanzo-memoriale, con una prosa fluente, a tratti prolissa, ripercorre il tempo trascorso, fissa sulla carta il lessico di famiglia e restituisce una serie di istantanee d’epoca del capoluogo estense, profondamente amato, nonostante certi odiosi provincialismi, in grado di lasciare piccoli grandi sfregi nell’animo. Buonasera Signora Luna piacerà ai ferraresi con qualche lustro alle spalle, e troverà spazio nella libreria accanto a Non vi lascerò orfanidella sorella Daria: testi simili ma non troppo, per certi aspetti complementari.



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