Burned children of America

Burned children of America

C’è un bambino nato con le dita a forma di chiave che trascorre la propria esistenza a trovare e aprire nove porte. Dalla prima - quella di casa – fino via via all’ottava, quando è oramai già quasi un uomo e ha visto la vita del padre scivolargli via dal corpo con lentezza agghiacciante, grazie agli effetti di una guerra lontana. La nona e ultima porta la troverà il giorno del suo trentesimo compleanno e gli regalerà una vita nuova ma una consapevolezza amara... C'è l’amico a cui Robert ha combinato un appuntamento al buio con una certa Shirley, patita di serpenti. I due saranno costretti a fare i conti con una serie di imprevisti ma sopratutto con le loro dirompenti ossessioni... C’è Prince, l’uomo travestito da cane che ogni tanto va a far visita alla famiglia di Howard. Lui e i suoi due figli non perdono tempo nel bastonarlo, quel ritardato senza cervello e puzzolente, ma sua figlia e sua moglie di nascosto si prendono cura di lui. Solo che i mesi passano e la città per colpa della guerra diviene sempre più deserta, quasi una città fantasma. E passano le stagioni, e l’attesa di non si sa neanche bene cosa diviene irrefrenabile. Howard e i due figli sono sempre più irrequieti, il lavoro non c'è più, la città è pressoché deserta, le razioni di cibo praticamente nulle. Solo quello stupido barbone col vestito da cane che passa le giornate a ronzare pieno di pulci, attorno alle gambe di sua moglie e sua figlia. Finché... E c’è il fratello di Jenny, che da qualche tempo ha preso ad uscire di nascosto con la sua Barbie. Le parla, la accudisce, si prende cura di lei. Cerca sopratutto di capire se la sua Barbie Tropical è mai stata insidiata da Ken. Ma lei non solo lo rassicura che con quel bozzetto di plastica Ken non potrebbe insidiare neanche una mosca, ma inizia addirittura a prendere con lui l’iniziativa...

C’è un pezzo d’America contemporanea allucinante e allucinata in questo compendio rieditato nel 2009 da Minimum Fax – versione arricchita, rispetto a quella del 2001, dal racconto di Jonathan Safran Foer. Una raccolta figlia - come afferma lo stesso Marco Cassini nella bella prefazione - non già di fili conduttori sociologici, politici o stilistici aprioristici, ma nata dalla stessa scanzonata urgenza di un “liceale che registra sulle cassette TDK da 90 minuti […] personalissime compilation della sua musica preferita...”. E questa sua peculiarità a ben vedere ne ha determinato il grande successo di critica e pubblico (il libro è oramai tradotto in mezza Europa). Un’opera che a quasi dieci anni di distanza, oltre a permetterci di constatare la definitiva consacrazione di autori oramai mostri sacri del panorama statunitense – su tutti D. F. Wallace, ancor più scrittore feticcio dopo la drammatica morte per suicidio del 2008 –, ci permette di focalizzare ancora meglio quello che allora pareva il casuale punto nodale del progetto: la generazione del disagio esistenziale dei figli bruciati d’America. Una locuzione divenuta oggi un vero e proprio brand del post-modernismo americano. Forse la volontà dei curatori di ospitare nella raccolta solo voci eccessive e sperimentali fino all’estremo del surrealismo, ci ha privato di altrettante tinte e tonalità che avrebbero arricchito ancor più l’opera, rendendola forse un po’ meno stilisticamente monocorde. Ma questo, si badi bene, è il classico pelo nel famoso uovo!



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