Cacao City

Cacao City

La primavera è insolitamente tiepida a Milano e in una notte silenziosa Robespierre si aggira per casa sua, nella grande città addormentata. Una tazza bollente tra le mani, fissa lo schermo luminoso del portatile sulla scrivania, dietro i vetri anche il brulicante viavai di Chinatown si è sopito. Non ne può più di scrivere mielosi articoli per il “Gazzettino delle Buone Notizie”, la cronaca nera sì che fa per lui, ma il direttore non ne vuole sapere e lui insofferente esegue. Però non può certo rinunciare alle visite quotidiane in questura, almeno lì può finalmente respirare liberamente: poliziotti e criminali lo ispirano decisamente di più del ritorno delle rondini o della nidificazione delle cicogne. Delizia si rigira pigramente nel suo letto in compagnia del bassotto Bonifacio quando suo fratello Claude irrompe nella sua stanza destandola all’improvviso con una terribile notizia: nonna Belinda e nonno Costante sono fuggiti dal Centro di disintossicazione per cioccolato-dipendenti dopo appena tre giorni, proprio non si rassegnano alla vita da pensionati e la dipendenza dal terribile cacao Ferox che miete vittime in tutta la città per l’alto contenuto di alcaloidi ha colpito anche loro…

È una Milano distopica la protagonista indiscussa di questo romanzo all’apparenza lieve come la polvere di cacao. Eppure anche la dolcezza del cioccolato - se manipolata con maestria - sa divenire metafora di una contemporaneità che rende dipendenti, in una rete di corruzione che si infiltra appiccicosa a tutti i livelli. Antonietta Usardi, milanese di nascita, dopo la raccolta di racconti Il morto è servito e dopo il romanzo Morire dal ridere, torna al giallo e alla Chinatown della sua città con una storia che ricorda le atmosfere surreali di Daniel Pennac, intessendo una trama all’apparenza divertente e rocambolesca ma con il retrogusto amaro della denuncia sociale. Criminali, tutori dell’ordine, ministri, comuni cittadini, immigrati in fila di notte per un permesso di soggiorno, sono solo alcuni dei personaggi che la Ursai fa muovere lungo le strade di Milano, in una storia godibilissima i cui protagonisti surreali intrecciano le loro esistenze e i loro sogni. Conferma la sua capacità di tratteggiare e caratterizzare individui tridimensionali che permangono nella memoria, con i loro vizi, le loro virtù, i propri modi di affrontare il destino che sembra attendere le loro mosse a volte maldestre, a volte coraggiose, a volte anche solo inevitabili.



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