A caccia nei sogni

A caccia nei sogni
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Micah è bravissimo ad andare in bicicletta nei sogni, un po’ come i cani che sognano di cacciare: lui fila spedito e sicuro per la pianura, curva in maniera impeccabile, tiene saldo il manubrio, ma al risveglio si ritrova invariabilmente giù dal letto, esattamente come quando da sveglio prova a manovrare la sua bici blu in cortile. Suo padre è molto fatalista a riguardo, si limita ad osservare i suoi sforzi ed incoraggiarlo con lo sguardo, convinto che se un bambino non sa andare in bicicletta “un padre non può certo farlo al posto suo”. Micah ha sette anni e da pochi mesi condivide Charles e Joan, i suoi genitori, con Lyris, una sorella sedicenne comparsa sulla loro soglia direttamente dal passato, come se fosse spuntata dal baule di vestiti di scena che sua madre tiene nascosto nel fienile e non apre mai. Quando gli HomeBringers, un gruppo di benintenzionati e benpensanti convinto del fondamentale ruolo delle famiglie naturali nella vita dei bambini affidati o adottati, hanno sentito la sua storia di adozioni fallite e famiglie squinternate, hanno proposto a Lyris di farle conoscere sua madre naturale ed eccola qui, con un intero set di parenti, amici, vicini di casa e concittadini nuovi di zecca. Ci sono Charles, che si fa chiamare papà come per compensare gli errori di Joan ed è ossessionato dal fantasma di un fucile, Joan che sembra aver completamente dimenticato il passato e l’uomo con cui l’ha concepita, un fratellino imbranato che l’ha chiusa nel fienile senza riuscire a riaprire la porta, una capra dispettosa, uno zio, Jerry, che fa il postino e scherzi memorabili, Earl, un vice sceriffo che non dimentica il passato da ladruncolo di Charles, anche se lui si è liberato del soprannome Tiny ma forse non delle antiche abitudini, una nonna che cita Montaigne e usa frasi come “se è vero ti credo” e poi c’è il giovane Follard che gira per le campagne con un metal detector e un coltello a serramanico…

Grouse County, otto anni dopo. Tom Drury torna in visita in un luogo che, avendo già subito tutti i danni che il tempo, l’economia perniciosa, e l’opera dell’uomo potevano arrecargli, è rimasto sostanzialmente uguale a come lo aveva lasciato in La fine dei vandalismi. Ad essere cambiati sono i suoi abitanti: alcuni sono rinsaviti, maturati, altri come il dottor Palomino sono più sfacciati, altri ancora come Farina Matthews, la vedova del reverendo che caparbiamente rifiuta di rivendere a Charles il fucile del suo patrigno, sembrano aver acquisito grazie allo scorrere del tempo una patina di rilucente strafottenza, la capacità di prendersi gioco degli altri in sordina. Nel secondo volume della Trilogia di Grouse County Tom Drury fa parlare i personaggi che aveva solo sfiorato nel primo volume, i comprimari. Quelli che erano personaggi secondari nel primo volume diventano ora protagonisti e l’autore, come una fata madrina delle favole, prima di metterli su carta ha fatto loro un dono prezioso: li ha graziati con un’aura di levità, una capacità di levitare ed elevarsi qualche centimetro sopra il dramma. Tom Drury dimostra con questa seconda opera di saper trattare la materia lieve con altrettanta maestria di quella grave. Come solo i grandi autori sanno fare, dota i suoi personaggi di un carattere autonomo che emerge prepotente dalla carta, non giudica ma ne segue le vite con occhio benevolo e le illumina col riflettore di un’ironia che non è mai dispregiativa. Non ci sono ombre nelle vite della famiglia Darling, i loro schemi di azione sono lineari ed essenziali. Che racconti un’asta di bestiame o un maldestro tentativo di furto con scasso, ogni singolo evento vissuto dai protagonisti del libro li pone nella luce migliore, non vi sono trabocchetti né trappole morali sistemate ad arte sottotraccia dall’autore. Un autore che si conferma un grande letterato e che meriterebbe maggiori riconoscimenti soprattutto nel suo Paese di origine, il quale per l’ennesima volta sembra poco incline a valorizzare i cantori della propria anima rurale.



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