Cade la terra

Cade la terra
Estella torna ad Alento – piccolo paese abbarbicato su di un dirupo che, inesorabile, frana lentamente – a diciotto anni. Con lei l'inseparabile cane Gedeone. La ragazza passa la gelida notte invernale sul sagrato della chiesa. Al mattino arrivano quelli da Napoli, le strappano di dosso l'abito da monaca e la lasciano là al freddo, a gelare. Passano in molti, la disapprovano. Una pia donna le allunga una veste leggera. Estella la indossa e con quella – il buon Gedeone sempre alle calcagna – bussa alla porta del notaio de Paolis. Il signorino Marcello ha sedici anni e nessuna voglia di un'istitutrice. Estella rimarrà in casa de Paolis per il resto dei suoi giorni, ad aspettare che la frana ponga la parola fine alla sua misera esistenza. Uno ad uno, gli abitanti del borgo se ne vanno, lasciano quel luogo di silenzio e morte: tornano a vivere…
Estella invece rimane al proprio posto, aspetta e ricorda. Ricorda il vecchio Cola, annegato nei propri ideali di giustizia; ricorda Libera, che di libero ebbe solo il nome, fu costretta a sposarsi a trent'anni suonati e perse un dente la prima notte di nozze; ricorda Giacinto, il banditore del borgo, cieco e zoppo, che aspettò tutta la vita di ricevere un berretto gallonato. Carmen Pellegrino racconta storie di tempi andati, di luoghi smarriti, di esistenze lontane. Lo fa con estrema delicatezza, riportando in vita uomini e donne altrimenti destinati all'eterno oblio. La morte si insinua tra le pagine come il vento nelle fessure: senza fare rumore, senza fare paura, inevitabile. Il ciclo naturale della vita fa il suo giro, si nasce, si muore, si viene dimenticati. A meno che non ci sia qualcuno pronto a raccogliere quello che – ancora per poco – rimane. E Carmen Pellegrino raccoglie, e raccoglie pure bene.

Leggi l'intervista a Carmen Pellegrino

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER