Caffè amaro

È una scena che s’imprime nella mente quella che si svolge davanti agli occhi bramosi del baronello Pietro Sala, quarantenne, ricco e scapolo, appena arrivato a Camagni, piccolo paese dell’entroterra siciliano: da dietro i vetri dello studio legale di Ignazio Marra, tra le donne intente a ricamare in un cortile, l’uomo scorge una ragazza. Ed è una visione ammaliante. Folti capelli castani incorniciano uno sguardo vellutato e sovrastano un corpo sottile, ma ben modellato. La ragazza si chiama Maria ed è la primogenita dell’avvocato Marra, al quale Pietro, risoluto ad averla, chiede senza preamboli la mano. È un colpo di fulmine per il barone, una pesante tegola sulla testa per i genitori di Maria, preoccupati di quanto stia per accadere alla loro amata figlia. Pietro è l’erede della fortuna dei Sala, proprietari terrieri e di miniere di zolfo, un uomo colto e raffinato che conosce il mondo e i suoi piaceri, come anche le sue perversioni. Ignazio Marra è un bravo avvocato, ma nella sua casa affollata i soldi scarseggiano: è un socialista e i suoi clienti non sono i ricchi proprietari terrieri. Durante la rivolta dei Fasci, Ignazio si è schierato a difesa dei contadini: in uno di quegli scontri ha perso il suo più caro amico Tonino, padre di Giosuè, giovane brillante, del quale Ignazio è divenuto tutore. Maria ha sempre vissuto in paese, a quattordici anni ha dovuto lasciare la scuola, per non pesare sulle magre finanze di famiglia, ma grazie a Giosuè, è riuscita a continuare a studiare. Che ne sarà dei suoi progetti di diventare maestra? Sposare Pietro significa dire addio alla tranquilla vita di Camagni, ai genitori, a Giosuè. Con gran sorpresa di tutti, Maria accetta la proposta di matrimonio, nonostante l’ostilità delle sorelle Sala e la preoccupante differenza d’età. Pietro si rivela un perfetto gentiluomo e un amante passionale, alla cui ars amatoria la ragazza si abbandona docilmente. Per Maria è l’inizio di un percorso di elevazione socio culturale: viaggi, serate all’opera e nuove amicizie, in breve, trasformano la giovane sposa in una donna colta e raffinata. Durante un viaggio in Libia con il marito, Maria rivede dopo anni l’amico più caro, Giosuè, bello ed elegante nella sua uniforme da ufficiale dell’esercito. I sentimenti e l’attrazione reciproca che sin da bambini li avevano resi inseparabili amici, sono adesso come un fiume in piena, che gli argini di un amore fraterno non possono più contenere…

Siciliana di nascita, londinese d’adozione, Simonetta Agnello Hornby ‒ avvocato inglese specializzato in diritto di famiglia e dei minori ‒ non ha mai perso la simpatica cadenza palermitana e con essa l’amore per l’isola natìa, terra baciata dagli dei e tormentata dagli uomini. In un lungo fluire di vicende animate da personaggi nati dal genio creativo della Hornby, ma che si muovono in una cornice di fatti storicamente documentati, la narrazione copre un lungo arco temporale, che va dalla fine dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento: ne viene fuori un romanzo storico, che molto lavoro ha richiesto all’autrice nell’approfondimento e nella documentazione degli eventi, che non si limitano a fare da sfondo al racconto, ma lo determinano, impattando in modo decisivo sui destini dei personaggi. Dalle rivolte dei Fasci Siciliani al ricordo sdegnato del fenomeno del madamato, dalle miserie dei grandi conflitti bellici alla dimenticata “Strage del Pane” di Palermo, il romanzo restituisce dignità storica al racconto di fatti custoditi nei ricordi dei testimoni e che poco spazio trovano nei testi di storia. Non c’è solo attenzione alla Storia nel libro della Hornby, ma anche tanta sensualità discreta ed elegante, che fa vibrare le corde della fantasia, stabilendo un legame intenso con i personaggi e il loro mondo, racchiuso nelle descrizioni di una capace romanziera e donato all’immaginazione del lettore.



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