Caino contro Fidel

Caino contro Fidel

Cuba. E la Gran Bretagna. Ecco le due isole tra le quali si è divisa la vita di Guillermo Cabrera Infante, tra i massimi scrittori cubani. Ma non il suo cuore: quello rimarrà sempre legato in via esclusiva alla sua terra natìa, lacerato da una vita da esule che gli pare impossibile ancorché necessaria. E tutto questo è paradossale: perché dopo essere cresciuto a lungo solo con i nonni - padre e madre arrestati per attività sovversive dalla dittatura machadista quando lui ha solo sette anni - e dopo aver fatto parte dell’avanguardia intellettuale comunista che ha portato al rovesciamento di Batista nel 1959, si è visto rivoltarsi contro lo stesso regime comunista cui Castro ha dato vita: era avvezzo alla censura (già all’inizio degli anni ’50, per poter pubblicare, aveva dovuto aggirarla con lo pseudonimo di G. Caìn, creato contraendo le iniziali del nome), ma non immaginava che Castro, il comunista, il liberatore dei cubani, potesse dire, in un celebre discorso “agli intellettuali”: «Tutto è permesso: all’interno della Rivoluzione. Al di fuori, niente». Comincia così la sua vita “fuori”, a Londra, con l’esigenza di imparare una lingua nuova (lui, vincitore del Premio Cervantes nel 1997) e di fare i conti con la realtà di un regime comunista deludente e avvilente per gli stessi cubani; tanto che, a chi lo accusa di aver “abbandonato la nave” rivoluzionaria, risponde che è stata la nave ad abbandonare lui…

Una biografia intellettuale atipica, scritta con piglio romanzesco e con continui salti stilistici che rendono la lettura vivace e interessante. Resa tale anche da una vita realmente meritevole di essere raccontata, per l’intensità e la ricchezza: quella di uno scrittore (qui raccontato da un altro scrittore) che si è saputo distinguere fin da subito (si pensi che nel 1963, quando in patria nessun editore voleva rischiare di pubblicarlo, pubblica in Italia, presso Mondadori, la sua raccolta di racconti Come in pace così in guerra) e che per le sue idee libere e mai allineate (anche se animate da un ideale comunista focoso, ispirati dai genitori) ci mette solo due anni a passare dalla censura di Batista a quella di Castro (1961).



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