Caligola - L’ambiguità di un tiranno

Caligola L’ambiguità di un tiranno

Alla sua nascita, nel 12 d.C., il futuro imperatore Gaio “Caligola” si trova cittadino di un mondo romano che da circa quarant’anni ha messo da parte la forma repubblicana ed è governato da un unico individuo, Augusto. È figlio di Germanico, a sua volta figlio adottivo (esclusivamente per volontà di Augusto) di Tiberio, che sta per divenire imperatore. Germanico - in carica come console - è popolarissimo tra la gente e ha mostrato grande doti di condottiero durante la campagna di Pannonia: poco dopo la nascita di Gaio torna al nord per governare le tre Gallie, comandante di 8 legioni stanziate lungo il Reno. A soli due anni il bambino frequenta i campi militari e i legionari e qui acquisisce il soprannome di Caligola, “piccolo sandalo”, data l’abitudine della madre di vestirlo da “legionarietto”. Nel 17 Germanico, che nel frattempo ha sedato una pericolosa rivolta anti-Tiberio tra i legionari e li ha condotti a vittoriose campagne contro i barbari, torna a Roma da trionfatore. Sul cocchio trionfale vuole accanto a sé i cinque figli, tra cui Caligola, che ha cinque anni. La sua presenza è però presto richiesta in Asia minore per sedare tumulti, e Germanico con al seguito la famiglia parte subito su incarico di Tiberio: muore di malattia o di avvelenamento il 10 ottobre 19, a 33 anni, in Siria. La sua fine suscita viva commozione a Roma, Germanico diviene una vera leggenda. A causa della popolarità del padre, della prematura morte di Druso, erede designato di Tiberio, per un banale incidente e di una complessa girandola di congiure di palazzo, alla morte dell’imperatore, nella primavera del 37, proprio Caligola sale al trono…

Si dice che Commodo mandò a morte un uomo soltanto perché stava leggendo La vita di Caligola di Svetonio. Una punizione folle, ma coerente con la fama di scelleratezza e follia di un sovrano che ha regnato sull’Impero romano solo per quattro anni. Nell’immaginario collettivo la sua figura è la quintessenza del despota pazzo, lascivo e spietato: ha ispirato drammi, film, romanzi, fiction, canzoni. Ma questa immagine corrisponde alla verità storica? La risposta definitiva arriva alla fine degli anni ’80 dall’immane, prezioso lavoro di Anthony A. Barrett, professore di Storia antica alla University of British Columbia di Vancouver. Barrett evita con abilità e serietà la trappola dell’aneddotica e procede analizzando con certosina precisione tutte le fonti disponibili (anche numismatiche ed archeologiche), confrontando i dati, non accontentandosi mai. Collocato a metà strada tra l’infame opera calunniatoria di Svetonio e il revisionismo di John Balsdon, questo saggio offre senza sensazionalismi (ma anche senza indulgenza) un quadro complessissimo e dettagliato del momento storico, delle trame familiari, del governo di Caligola e della sua personalità. Uno dei migliori saggi storici mai scritti, sebbene l’estrema precisione a volte si faccia nemica della fluidità della lettura. La verità, vi prego, su Caligola.



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