Cambiare idea

Cambiare idea
Come si scrive un romanzo? Come si costruisce una storia? Durante una conferenza tenuta presso la Columbia University di New York, Zadie Smith prova a raccontare la sua esperienza e teorizza la possibilità che ci siano due diverse specie di scrittori: il Macropianificatore e il Microgestore, chi ha già in mente la costruzione globale del romanzo e chi ne costruisce l’architettura tassello dopo tassello. Quanto è impegnativo trascorrere una settimana in Liberia confrontandosi con la miseria che affligge la popolazione di quella terra? Sono questi i primi due saggi racchiusi nella prima delle cinque parti di cui è composto il libro – intitolata evocativamente “Essenze” – e che cominciano a darci una visione a tutto tondo dell’autrice, non solo come scrittrice ma come donna. E come donna la Smith si misura con i suoi ricordi: dal Natale passato in famiglia con le sue immutabili tradizioni e regole non dette fino al ritratto di suo padre che ha partecipato allo sbarco in Normandia ma che non vuole mai che ci si riferisca a lui con il termine “eroe”, dai film che ha recensito al reportage sulla notte degli Oscar, fino a giungere alle riflessioni sugli scrittori che rappresentano i punti cardinali del suo lavoro, all’omaggio al lavoro e alla genialità di David Foster Wallace, alla riflessione sulla retorica utilizzata da Barack Obama e di come quest’ultima sia stata uno strumento fondamentale per la sua vittoria politica…
Nella prefazione a Cambiare idea Zadie Smith racconta di non avere mai avuto alcuna intenzione di scrivere questo libro: era intenta a scrivere dapprima un saggio teorico sulla scrittura e poi un romanzo che avrebbe intitolato Fallire meglio – omaggio a quel Fail again. Fail better di Samuel Beckett. Eppure ha continuato a scrivere per giornali e riviste che le chiedevano articoli: fino a che non ha deciso di raccoglierli in un volume. Il risultato è un lavoro denso, interessante, arguto e sagace. Un libro che riesce sempre a mantenere alto il livello d’interesse del lettore nonostante spazi attraverso tematiche molto diverse tra di loro. Zadie Smith si conferma una delle scrittrici più talentuose del panorama mondiale della letteratura, smentendo i pregiudizi di chi ha temuto che con il successo di Denti bianchi – suo romanzo d’esordio – non sarebbe più stata in grado di reggere la pressione che inevitabilmente ha dovuto gestire. Ora la Smith non è più quella giovane scrittrice là, è una donna, è una mamma, è una mente eccelsa, ha cambiato idea molte volte nella sua vita. E crede che “il momento di farsi un’idea sulle persone non arriva mai” come diceva la Hepburn nel film Scandalo a Philadelphia.

 

 

 
 
 
 
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