Camere separate

Leo ha trentadue anni, è uno scrittore affermato, ama il rum di marca, viaggia moltissimo per conferenze e presentazioni, e da due anni ha perduto il suo compagno, Thomas. Si erano incontrati per caso qualche anno prima ad un party a Parigi e non appena Leo aveva visto quel giovane musicista aveva “capito di essere in gioco con tutto se stesso”. Era cominciata così una storia complessa di un amore vissuto come attesa, passione, distanza, desiderio, crescita, solitudine, rinascita del sé-con un altro, complicata dal senso di esclusione sociale determinato dall’omosessualità. Thomas avrebbe desiderato un rapporto fatto di quotidianità, condivisione assoluta, convivenza costante; Leo credeva fermamente che “ per gli uomini la cosa più difficile è stabilire un contatto con il mondo degli altri” e che, se “l’amore ha bisogno del mondo per potersi affermare”, esiste l’impossibilità di “normalizzare un rapporto che la società non può recepire come norma”. Pure si erano amati perdutamente nel corso di alcuni anni, vedendosi e viaggiando insieme in primavera e d’estate, ma Leo aveva mantenuto sempre aperta una via di fuga, separazioni mentali e spazi separati conservati gelosamente; aveva voluto continuare ad essere un “amante separato” per vivere questo amore in un sogno, senza permettergli di infangarsi nella quotidianità. Un amore vissuto come camere separate, appunto, “un rapporto di contiguità ed appartenenza ma mai di possesso”, come la sublimazione di una perenne condizione di esiliato della vita alla disperata ricerca di un equilibrio nella propria esistenza come individualità e come parte di una coppia. Perché per Leo è “come se avesse sempre vissuto in una zona separata della società”. Ma, a poco più di venticinque anni, Thomas è morto in un ospedale di Monaco, dove suo padre gli ha concesso di congedarsi da Leo, perché “nelle ricomposizioni parentali per lui non c’è posto”. Per Leo comincia una dolorosa fase di elaborazione del lutto che lo condurrà ad una faticosa conquista della solitudine, sostenuta dai puntelli della scrittura e da quelli di una famiglia strana dai vincoli “altrettanto forti e consapevoli” di una consueta: gli amici. La morte di Thomas dà a Leo l’illusione che solo nella fuga e in una solitudine radicale potrà essere al sicuro dal dolore, per sopravvivere. Questo inganno lo condurrà nel paese d’origine, nella bassa padana, dove le stagioni sono scandite dalle festività religiose e dalle attività della campagna. E poi lo porterà a rievocare la loro storia d’amore attraverso l’Europa in uno stream of consciousness che lo costringe ad una analisi spietata della sua relazione ma anche di se stesso e della solitudine post Thomas, auto-imposta e innaturale, che spesso finisce per sconfinare in un pure odiato rigurgito di moralismo che Leo non sa evitare. E poi la relazione precedente con Herman, cui spettava di diritto un posto tra gli arcangeli, ma che era caduto rovinosamente sulla terra per distruggersi e distruggerlo con un amore malato fatto di violenze e abbandoni, droga e tradimenti, perdoni, ritorni e sconfinato amore. E poi il profondo senso della religione e la sofferenza di sentirsene allontanato: “io non posso amare la religione del cilicio e della pena. Io vorrei amare la religione della pienezza”. E poi gli episodi della giovinezza e dell’infanzia… Ma ogni riflessione, ogni luogo in cui cerca rifugio  evocano un ricordo legato a Thomas, perché il vuoto della sua assenza sa fagocitare ogni passato e ogni presente, ogni prima e ogni dopo lui. E i ricordi si legano a quei presentimenti tinti di rosso e di nero che sempre si insinuavano in ogni bel momento condiviso al tempo del loro amore...
Camere separate è un libro doloroso, intimo e malinconico, di una bellezza terribile e disarmante. È un romanzo sul senso di abbandono e sulla solitudine, un viaggio intorno alla separazione raccontato con una narrazione sommessa, sofferta e commovente in molti passi, perché ha spesso la capacità di rendere la storia assoluta, così che ognuno trova un brandello di sé in qualche parola, qualunque sia il suo strato sociale, il suo orientamento sessuale, la sua vita pubblica e privata.  Camere separate è un libro di amore e presentimento della morte, di Eros e Thanatos; è un libro sul senso di perdita, sul dolore, sull’impossibilità e la necessità dell’amore. È un romanzo dalla struttura narrativa ampia e complessa in cui l’intreccio temporale, elegantemente costruito, organizzato con un ritmo dato dalla digressione e dal flashback, impedisce una vera e propria trama. La definizione migliore è proprio dell’autore : “La storia di un percorso scandita in tre movimenti-capitoli concentrici e contigui come un’operetta di musica ambientale. Il tema della morte, del lutto per la perdita di un compagno, la religiosità, la madre, il paese, i viaggi, l’amicizia, costituiscono il tessuto narrativo di una complessa ricerca di interiorità e di approfondimento”. Nonostante la terza persona narrante, si tratta di un romanzo in larghissima parte autobiografico in cui il protagonista Leo è l’alter-ego dell’autore e gli insistiti indizi, sparsi per ogni dove, suggeriscono l’intento di Tondelli di voler far scoprire quanto protagonista e autore si identifichino. Finanche nell’accenno alla malattia di Leo nelle righe finali, quando l’autore, morto nel 1991, era malato di aids e con l’idea della morte già conviveva. Camere separate è stato pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1989 ma ha subito lievi modifiche a cura dell’autore in una edizione francese successiva, rimasta quella definitiva. La bellezza perfetta di alcune pagine, la lucidità di alcune riflessioni e la perfezione stilistica di alcuni passi permettono di accostarlo al Seminario sulla gioventù di Busi e di considerarlo uno dei capolavori della letteratura del Novecento che tutti, prima o poi, dovrebbero leggere.

 

 

 

 
 
 
 
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